lunedì 11 novembre 2013

PTL 2013 - resoconto di un viaggio.


La Petite Trotte à Léon (PTL) 2013

26-31 agosto ·  · Scattate a Chamonix-Mont-Blanc, Rhone-Alpes, France

Gara di « ultra resistenza » a squadre

La Petite Trotte à Léon è un giro del Monte Bianco « più largo », che permette di percorrere, fuori dai sentieri battuti, i massicci che circondano la più alta vetta delle Alpi. Questo giro del Monte Bianco si svolge su sentieri, a volte difficili o inesistenti e prevede il varcare di numerosi passi e vette tra i 2500 ed i 3000 m di quota.
Questa gara è senza classifica, in autonomia totale ed in squadre indissociabili composte da 2 o 3 partecipanti.

Per tentare l’avventura : bisogna avere una certa esperienza degli sport di resistenza, una buona conoscenza della montagna e della topografia, il senso della solidarietà e lo spirito di squadra. 
Il percorso : cambia da un anno all’altro, non ci sono segnaletiche, ma cartine (tracciati GPS e cartine fornite).
Programma : 300 kilometri e circa 24 000 m di dislivello positivo.
Tempo massimo autorizzato : 136 ore
Partenza : Chamonix, lunedi’ 26 agosto 2013, alle 22.00.
Arrivo : Chamonix, domenica 1 settembre 2013, entro le 14.00.
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Questa è la descrizione che danno sul sito dell'UTMB, il nostro GPS con qualche variante ed errore alla fine segnava 326 km e circa 25000 m di dislivello.
E' stata un'esperienza fantastica con dei compagni meravigliosi (e pensare che prima non avevamo fatto nemmeno un'uscita assieme, ci eravamo trovati solo al bar per decidere chi portava cosa...).
Mi è dispiaciuto di non poter aumentare il ritmo come faccio di solito nelle ultra, ma questa volta i problemi fisici me lo hanno impedito.


video di Ela. In questa esperienza sono riuscito a portare un po' più in la il mio limite di sofferenza;
- Abbiamo dormito circa 3 h in 5 giorni.
- Negli ultimi 2 giorni quando camminavamo di notte ho avuto parecchie allucinazioni, 
sentivo le campane del mio paese, quando eravamo vicino ai torrenti sentivo musiche e grida di feste, nei boschi vedevo case e persone che poi non c'erano, molte pietre sul sentiero avevano la faccia e mi guardavano.
- Ho sofferto le pene dell'inferno con i piedi maciullati.
- Alla fine delle difficoltà all'Aiguille du Tour quando mancavano 14 km, probabilmente per la stanchezza, ho iniziato a non vederci più bene e quindi a non riuscire ad utilizzare ne il GPS ne le cartine; un bel guaio perchè ero l'unico che le sapeva usare. Così abbiamo girovagato per 4 ore per i sentieri fino a Lavancher e da qui dopo altre ore siamo riusciti ad arrivare a Chamonix. 
- Abbiamo provato a chiamare il PC-COURSE per sapere cosa dovevamo fare, e loro ci hanno detto che dovevamo trovare il modo di ritornare a Cham da soli (totale autosufficienza).
Anche dopo aver passato questi momenti un po' critici quello che rimane è la felicità di aver vissuto questa magnifica esperienza con AMICI.

Grazie




































































 






















Flipper's Gang H GB Finisher
1 - Digby HARRIS
2 - Stephen WATTS
3 - Tim LANEY
The North Js H FI Finisher
1 - Janne MARIN
2 - Juha JUMISKO
RUN ET SENS H FR Finisher
1 - Jean-Luc GILLET
2 - Florent MAIRE
Mustavuoren reippaat H FI Finisher
1 - Mikko PENTTILA
2 - Heikki HIHNALA
3 - Jaakko SOIVIO
Montagn'hard H FR Finisher
1 - Thibaud GUEYFFIER
2 - François LE TARGAT
Montrail - Issy aventure H FR Finisher
1 - Philippe PEREZ
2 - Jean-Jacques LACROIX
3 - NON PARTANT - Dominique MEYNADIER
Offrez moi la lune H BE Finisher
1 - FABRICE ETIENNE
2 - Eric BROSSARD
LES MICHELS H FR Finisher
1 - Michel Yves LACROIX
2 - Michel BOVY
3 - Jean Noel CRETIN
Les 7 Monts Quechua Sports Nature Mx FR Finisher
1 - Claude BLANC
2 - Perrine BLANC
3 - ABANDON-Florian BELIARD
TEAM GR H FR Finisher
1 - Stéphan GRANON
2 - Xavier ANDRIEUX
3 - NON PARTANT - Brice MATHIS
RUPICAPRA H FR Finisher
1 - Bernard EVREUX
2 - Michel ESPITALLIER
3 - Denis BOSSONNEY
PER ANGUSTA AD AUGUSTA Mx IT Finisher
1 - Marco GALLETTO
2 - Chiara COLONNELLO
shuss H FR Finisher
1 - Helian SOULIER
2 - Xavier JOURDHEUIL
TROTTONS GAIEMENT Mx FR Finisher
1 - Yves DETRY
2 - Michèle BALADI
Project 50 Mx IT Finisher
1 - Roberto ROVELLI
2 - Simonetta CASTELLI
3 - Michele Oriele LOCATELLI





domenica 10 novembre 2013

MMT100 - Magredi Mountain Trail 4-5-6 ottobre 2013

Da Roberta:
Roberta


IL MIO VIAGGIO ALL MMT 100 MILE


MAGREDI MOUNTAIN TRAIL



La leggenda racconta dei Magredi,
dove le acque dei torrenti Cellina e Meduna sprofondano nella falda acquifera rendendo il paesaggio come lande desolate, simili a steppe ,carichi di frammenti di roccia strappati alla montagna, trascinati in pianura e lì abbandonati……




Ma che” superbella” sta gara, proprio una super sorpresa!!!!
Per tanti motivi, vedi che la decido all’ ultimo momento dopo due settimane dal TOR.. con i racconti degli amici che mi fanno capire che non fa proprio per me… 
Nel mio immaginario poche informazioni ed alcune di esse sono decisamente poco idonee al mio modo di vivere la corsa : mi hanno raccontato di molto corribile, asfalto, basse quote…tutti particolari che non colpiscono la mia attenzione ma per una volta non voglio crederci, mi affido a quelle che mi catturano di più...
I Magredi:
Mi invento di lasciarmi andare su di essi ma non ne so nulla..: da dove partono, che via prendono,
dove se ne vanno poi a finire. 
Ed è così che raggiungo un punto dove degli amici mi indicano la via da seguire e parto, per ritornare allo stesso punto “ vivendo a tutto” la naturale energia che scorre sui luoghi e sulla mia pelle !!!
Gioco così di immaginazione e mi lascio andare a fantasie, ombre e sogni.
Aspra, selvaggia ,sentieri lunghi ad attraversare boschi interminabili che ti sembra di essere in un labirinto e non vedi l’ uscita…ma poi .. un piccolo ricovero che a guardarlo bene è una chiesa e poi… giù giù nel scivoloso andare fino alla civiltà apparente, piccoli borghi avvolti nella foschia e nella notte….
Ecco come si presenta questo percorso, pieno di piacevoli ed inaspettate sorprese.





Da Vivaro la partenza sembra un 10.000 m…resto stupita in coda dal ritmo preso ed arrivare a Piancavallo è quasi un gioco da ragazzi sebbene il sentiero sia un muro ed a tratti esposto,
uno sguardo sempre rivolto alle luci della pianura







Il buio già arrivato ci preleva dal ristoro della base 1 per iniziare un lungo sentiero di bosco fino a Barcis.
Mi accorgo del lago dal gioco di luce che i lampioni fanno tra lo specchio d’acqua e le fronde degli alberi e poi la diga, un altra diga, la stessa diga ancora e poi un'altra gigantesca…
Poi arrivano gli orridi dove mi soffermo a volte lanciando il mio getto di luce alla ricerca del fondo che non vedo mai, il tutto mescolato dalle allucinazioni che cominciano ad arrivare!!
Dopo il nostro lungo girovagare arriva improvvisamente anche l’ alba come solo lei sa fare.
Cambio il versante ed il sentiero comincia a scendere, guardo di fronte a me.
Lo spettacolo che mi trovo davanti mi fa fermare :
giù nella valle i Magredi a sinistra nella loro imponenza, a destra una grossa diga che fa trattenere il fiato.. nel mezzo, posto sulla cima di un piccolo altipiano immerso nel verde, il paesello.
E si scende a Maniago.
Da Maniago riparto sulla strada che segue sempre l’ andamento di una valle ma poi ne incrocia un'altra , poi si ridivide…. Attraversiamo lo stradone per poi inoltrarci in una carrozzabile lungo un torrente che mi fa chiedere che ci faccio lì ad ottobre.
Immagino splendide giornate estive al riparo dall’afa della città nuotando sulle numerose piscine di acqua cristallina che questo luogo possiede.
Poi sopraggiunge il villaggio delle fontane, una è scavata direttamente sulla roccia, poi una piccolina, sapore antico.





Goduria mentale che va e viene finché non subentra il sonno che complica la mia percezione dei luoghi.
Mi addormento camminando e mi risveglio quasi ferma , riparto ma la storia si ripete.
Non mollo e la crisi mi passa mentre sono sulla strada per Poffabro, accolta dalla pioggia che inizia a cadere copiosa proprio a pochi metri da esso.
Straccio il 2^ foglio del roadbook mentre mi cambio, mi lavo, mangio ed osservo la traccia della 3^ parte, quella che sulla carta è la più tosta.
Approfitto dell’ uva, del caffè, delle patate, della pasta , delle lenticchie con i spinaci e delle uova.
In questo ristoro c’è ogni bene di Dio.
Riprendo il cammino al cessare della pioggia o quanto meno ad una sua diminuzione, proprio non mi va di andare con il diluvio.
Il riposo mi ha dato nuove energia ed ora sono come nuova.
Sono alla ricerca delle salite e discese che il profilo altimetrico mi ha indicato ma qui è tutto un girare attorno o almeno credo.
Complica poi il tutto Gianluca che è di Barcis….quindi in teoria dovrebbe sapere come gira da quelle parti ma più passa il tempo e più mi rendo conto che non riconosce una discesa da una discesa vera e mi confonde 
Andiamo avanti un bel po’ su considerazioni e cazzate, ad una certo punto credo pure di essere già sulla salita ma vengo smentita subito da due fattori: non vedo cime su cui salire e quello che si credeva un ristoro risulta essere una festa privata in cascina……ahhhhhhhhhhhh !!!!!!!!!!!!!!!
Dopo di essa però la discesa vera, quella del profilo, quella prima della salitona sul punto più alto, comincio ad agitarmi.
Casasola, ristoro, solo una direzione da prendere ed è verticale…in salita.
Ed è proprio qui ,dopo questa scalinata e questa pendenza iniziale che inizia la mia gara.
Siamo al 90^km, mi piace, sento il ghigno formarsi sul mio viso e decido di partire al mio ritmo di guerra, il ritmo Roby nel pieno delle sue energie.
Ininterrotto e ritmato fino alla forcella, incessante anche il respiro che abbino ad un mantra, a volte ai numeri ,incurante dello sforzo.
Una goduria che si autoesalta e non finisce, rotonda.
Alla cresta scorgo qualcuno solitario nella sua salita.
La rupicapra è Roberto che scatena in me gli obiettivi ed il primo sarà raggiungerlo.
Dopo qualche traverso me lo ritrovo lì davanti.
Lo saluto, ci scambiamo qualche parola e proseguo dritta.
Ho cambiato obiettivo ora, il nuovo è arrivare alla diga prima del buio e a Casasola ero alle 15:00.
Ho il fuoco dentro, prima della malga supero altre 2 persone, corro corro …
Entro alla malga ma non guardo nessuno, sono troppo presa per ragionare. Ho solo bisogno di riempire la borraccia.
Non ragiono ma scorgo Marco che saluto e Marcella che mi sembra abbattuta.
Le chiedo come sta …il suo sguardo la dice lunga.
Riparto indiavolata scendendo più veloce che posso superando gli amici che non vedevo dalla sera prima fino a raggiungere un gruppetto di 4 persone .
Supero anche queste ma mi accorgo che i tre maschi lasciano indietro la ragazza per mettersi dietro di me.
Mi chiedo perché ma ho un passo molto veloce e loro non mi superano, stanno al mio passo e mi sembra molto divertente
Sono i momenti più belli di tutta la gara.
Finché non prendo il volo e raggiungo la diga in solitaria e non vedendo più segnali penso di aver sbagliato.
Sono le 18:10.
Sulla passerella un signore a cui chiedo il percorso.
Mi risponde che si, sono giusta , che devo risalire alle gallerie….ed io penso a Maria Teresa che mi aveva parlato di queste gallerie lunghissime e con precipitazioni acquee interne.
“Nebbia nel cervello” attendo i ragazzi e con loro raggiungo l’ingresso.
Faccio una cazzata, non mi vesto e non corro, saranno interminabili !!!
Incubo della piccola luce sul fondo che rimane uguale nonostante il costante passo che manteniamo
Ombre galleggiano nelle nebbie davanti ed il tempo sembra non passare mai.
Tutto questo per due volte, prima e seconda galleria , scavate a mano nella roccia…passaggio altrimenti inesistente. Quasi 5 km a fare i bruchi..
All’ uscita, all’ altra diga il buio naturale della notte che avanza ci abbraccia.
Riparto , subito dopo mi raggiungono i ragazzi di Varese con i quali percorro il sentiero lungo il Meduna, follia della ripetizione nell’ attraversare le valli.
Continuo saliscendi con il baratro sulla destra, piccole luci da seguire in un costante andare.
Scivolo, inciampo ed immagino i miei salti nel vuoto abbracciando gli alberi che tendono i loro rami…Alienazione !
Immagino fili che uniscono i punti e le luci….Funambolismi…Mordo le labbra, concentrazione….. ed arrivo come una morbida onda alla base 3.
BUIO-SOLITUDINE- PAURA è quello che segue dalla base 3.
Nessuno riparte ed io mi trovo da sola nella notte.
Il roadbook ora si rivela fondamentale come Paola al telefono nella ricerca della traccia che non si trova.
Nessuna balise, delle piccole frecce blu da ricercare.
Nello stradone mi sento a disagio ,nessuna anima viva né davanti né dietro.
Leggo e rileggo la frase: 1300 m sullo stradone, bivio a sinistra per altri 800 metri in salita poi a destra finchè diventa sentiero a raggiungere la casa degli alpini, discesa al ristoro.
Sembra lì, prendo il mio telefono e caccio gli unici 4 brani scaricati ( che non mi piacciono neanche) a tutto volume, per non sentire i rumori ma soprattutto con la speranza di farmi sentire.
Il roadbook non corrisponde e non c’e’ nessun controllo sulla cima…
A quel punto individuo Mario che cammina piano, ha male al ginocchio ,con lui farò l’ eterna salita dove bisogna a volte rischiare di sbagliare per mancanza di balise.
Chi toglie le balise???
Gli Americani !!!
Nella pendente discesa al ristoro successivo e bevendo un caffè grappato con gli alpini ed altri trailers esce il discorso degli americani che tolgono le balise.
Io stento a crederci e ne resto meravigliata ma la follia della stanchezza provoca questi strani giochi nel cervello !!
Infatti non è vero….solo fantasia che ci travolge.
A questo punto mi lancio giù nel scivoloso torrente al loro inseguimento per non restare più da sola.
Al buio vedo sempre giù basso delle luci, spero nelle loro frontali invece sempre solo riflessi delle fettucce.
Arrivo ad un paesello, ad un altro. Supero degli atleti, il loro inseguimento diventa un incubo. Dovrebbero essere lì, lì poco avanti, ma non ci sono mai !!!
Neppure senza fermarmi ai ristori e correndo come una pazza…ma come è possibile mi chiedo!
Alla fine arrivo nuovamente sul greto del fiume dove si vede a quasi un’ ora di distanza ma neppure là riesco ad individuare nessuno.
Mi sopraggiunge l’ amarezza.
Arriva un’ auto.
I magredi di notte da sola non sono un gran posto in cui stare.
Cerco di scacciare le paranoie ma ci si mette anche il male ai piedi che sicuramente ho delle vesciche a rallentarmi.
Faccio finta di niente ma l’ individuo all’ interno mi guarda , passa oltre e poi si ferma. 
Si gira , ritorna e un po’ più avanti si ferma nuovamente.
Mi manda letteralmente in panico e dimentico la mia gara.
Resto ferma ad aspettare qualcuno che arrivi e Gianfranco ci metterà almeno 40’.
Assieme a lui faccio la parte finale, assieme anche con Alba che sopraggiunge poco dopo…..ma alla fine mi tocca cedere e rallentare dal male ai piedi, un dolore terrificante.
All’ arrivo purtroppo non sono felice come dovrei…la parte finale ne è colpevole
E di questo mi dispiace....







Mi è piaciuta molto.

Varia, su percorso tecnico, “molto tecnico e difficile” che quando c’è l’ asfalto un po’ si ringrazia per il riposo che si riesce a dare ai piedi..
Sicuramente da rifare….quindi il prossimo anno è in agenda !!!
Bravi i ragazzi del MMT..

Un solo consiglio: monitorare il percorso e fare più controlli così si evitano le incomprensioni !!!

CHAPEAU

sabato 9 novembre 2013

Lauteraarhorn 18-07-2010 - un 4000 lungo lungo

La meta per questo week doveva essere diversa, ma per incompatibilità di orari ho dovuto lasciar perdere la Brouillard e dirottare su qualcos'altro.
Più di 2 anni fa ero salito sull'Aletschhorn con Michele, un amico che doveva partire col Mato Grosso per un periodo di 2 anni in Perù.
Gli avevo promesso che quando tornava dal Perù l'avrei portato di nuovo su un 4000, e così l’ho chiamato ed a subito accettato con gioia.
Alle 21:30 di sabato ci troviamo in autostrada a Sesto e con la mia macchina partiamo per l’Lauteraarhorn. Per strada piove, ci sono temporali e c’è la nebbia, speriamo bene. Alle 02:15  arriviamo allo Spizio di Grimsel, con calma ci prepariamo; fuori c’è buio pesto  e piovigina ancora ma partiamo lo stesso.

Con questo buio non si capisce dove stiamo andando però con un po’ di sesto senso percorriamo il sentiero che costeggia il lago sulla destra.



comune:
Grimselpass (CH)
nome cima:
Lauteraarhorn
nome itinerario:
cresta SE
difficoltà:
AD


tipo itinerario
Cresta - misto
esposizione preval. in salita:
Sud Ovest
esposizione preval. in discesa:
varie
quota di partenza (m.):
1980 (Grimsel Ospizio) - 2731 (Aarbiwak)
quota vetta (m.):
4042
dislivello complessivo (m.):
751 - 1291
punti appoggio:
Aarbiwak
localita partenza:
Ospizio di Grimsel al Grimselpass (CH)
Primi salitori:

bibliografia:
Martin Moran: “The 4000m Peaks of the Alps-Selected Climbs”, London, June 2007
Attrezzatura consigliata:
dotazione da roccia e ghiaccio, serie friend, chiodi ghiaccio, corda da 50 mt
cartografia:



Lauteraarhorn m 4042 couloir meridionale e cresta sud-est

Accesso: dall'Italia per il traforo del San Gottardo per il Furka Pass si raggiunge il Grimselpass e si scende al parcheggio dell'Ospizio di Grimsel 1980 m. Si Aatraversata a piedi la diga e il successivo tunnel, si costeggia il lago di Grimselsee 1909 m, fino alle morene che precedono l'Unteraargletscher. Una traccia segnalata percorre il ghiacciaio lungo il suo margine sinistro (settentrionale) fino a un masso con cartello segnalatore dal quale, sulla destra si snoda il sentiero per la Lauteraarhornhutte 2392 m, attraverso il Triftleni. Nonprendere questo sentiero ma dirigersi verso sinistra (ometti)  sulla grande morena mediana. Giunti alla confluenza tra il Lauteraargletscher e il Finsteraargletscher si imbocca quest'ultimo (a sinistra), sempre restando sulla morena mediana. Dalla nuova confluenza con Io Strahleggglelscher si volge a destra (nord-ovest) fino a giungere all'altezza dell'Aarbiwak, che si raggiunge traversando a destra (m 2731; ore 6-7; diff. F; bivacco sempre aperto con 30 posti, con angolo cottura, gas, acqua e bibite, Coordinate GPS:Nord E 654 720 Est W 156 270 - CAS).




Dall’arbiwak si ritorna sullo Strahleggletscher e si continua fino a circa 3000 m quando, verso destra si raggiunge la base  del grande couloir che incide il versante meridionale del Lauteraarhorn. Si segue il canalone sul fondo oppure lungo le rocce rotte di sinistra fino a quando esso si allarga in un pendio di neve circa 3360 m). In alternativa si può  prendere il canale che parte circa 50 m prima sempre verso destra (dei grossi massi alla base identificano il canale) puntando verso la serraccata mediana, poco prima si costeggia la costola rocciosa verso sinistra fino a raggiungere il punto 3360 descritto prima.
Oltre il nevaio, a seconda delle condizioni, si procede per neve nel canale a destra puntando alla selletta nevosa situata lungo la soprastante cresta sud-est del Lauteraarhorn a sinistra del dente roccioso di quota 3915 m. Oppure (più conveniente e veloce in mancanza di neve) sulla sua sponda di sinistra (circa 50 m), con facile arrampicata, quasi un sentiero che porta direttamente sulla cresta alla base delle placche.  Giunti sulla cresta si volge a sinistra, arrampicando sul filo di cresta per ottime rocce gradinate e placche (max III grado), sino alla vetta del Lauteraarhorn.
Discesa per lo stesso itinerario.