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mercoledì 5 aprile 2023

The Montane Arctic Spine Race 2024

 

giovedì 28 gennaio 2021

Sila 3 Vette - V edizione - 5-6-7 marzo 2021

 

dal sito della gara: https://www.sila3vette.com/


Sila 3 Vette 140 km OVS 1947

La Sila3Vette 80km Ultra è un'avventura di 140km  5.500 metri di dislivello.
Il percorso attraversa i villaggi sorti nel 1947 in base alla legge per la valorizzazione della Sila, villaggi in stato di abbandono e per i quali la Sila3Vette vuole essere una provocazione tesa al loro recupero come patrimonio sociale non solo del territorio calabrese. Oggi, quei villaggi rappresentano un valore inestimabile ma che a causa dell'emigrazione molti di questi vengono abitati solo nel periodo estivo da qualche famiglia o associazione religiosa. La traccia ha l'obbiettivo di far passare gli atleti in quei posti per farli ammirare ma anche contestualmente lanciare un messaggio per dare vita ai quei luoghi meravigliosi. Un tracciato aperto a tutti coloro che hanno un discreto allenamento e amano l'avventura. Paesaggi e luoghi non lasciano il minimo dubbio alla bellezza.

BREVE DESCRIZIONE DEL TRACCIATO: 

Partendo dal centro del paese di Camigliatello Silano si sale in direzione delle vette più alte dell'altopiano per poi restare su una media di 1400 metri . I tracciati tengono in considerazione dei dislivelli in base alla categoria per i quali il partecipante ha deciso di competere. Il ritorno per scopi logistici sarà presso il rifugio in località Federici  gestito dall’ associazione a 10 minuti a piedi da centro del paese di Camigliatello, situazione comoda per rientrare presso l’alloggio prescelto . La 80 km è dedicata a chi ama le sfide sulle lunghe distanze e riesce ad autogestirsi per un tempo che varia dalle 15 alle 30 ore. La 40 km è ideale per chi ama la corsa con un po’ d’avventura, contenendo i tempi che oscillano mediamente nelle 8 ore. In  tutti i due casi non bisogna sottovalutare che si tratta  di competizioni nelle neve all’ interno di boschi e zone che durante il periodo invernale restano incontaminate. Pertanto la Sila3Vette è una gara d’avventura e si affronta con lo spirito che contraddistingue tali discipline in stretto contato con solitudine e natura. I Check Point sono gestiti da volontari e strutture pubbliche che offrono spontaneamente  ciò che ritengono opportuno;pertanto, esigenze particolari devono essere gestite in autonomia e con scorte proprie. La Sila3Vette versione turistica parte nella mattina del sabato e si sviluppa nel perimetro di Monte Curcio: si tratta di una piacevole ma non rischiosa attività. Ad modo e in ogni caso in tutti i non bisogna sottovalutare che si tratta tracciati in zone impervie  che variano nella difficoltà a seconda della  neve . Spirito d’avventura e  solitudine a pieno contatto con la natura sono elementi di forza che contraddistinguono il Brand Sila3Vette.

Per la versione Sila3Vette 1947 - 140 km essendo un’ edizione zero il regolamento per  il primo anno non sarà restrittivo; ad ogni modo si tratta di un percorso interamente autogestito con supporto GPS e della TMC360 azienda organizzatrice solo nella fase di partenza o in caso di ritiro. I check point o basi vita saranno case e attività commerciali lungo il percorso individuate dagli organizzatori. Esiste un'area pari a 40 km interamente scoperta da supporto. I dettagli saranno comunicati durante il breafing riservato.


PROGRAMMA

5/03/2021 dalle ore 11:00  Apertura segreteria evento e controllo materiale presso casa del forestiero Camigliatello centro.

                                         

Attivazione procedure anti Covid,controlli,verifiche,registrazione 

Incontro tecnico obbligatorio a gruppi ( con firma delle presenze)  

 

5/03/2021                    Ore 17:30   Saluto delle Autorità/taglio del nastro

6/03/2021                     Sera: programma ludico in via di definizione 

7/03/2021                     Ore 12:00  Premiazione ...programma in via di definizione

                                            

Start Race

Start gara OVS           140 km           5-03-2021     ore 7:00

Start gara Ultra             40 km          5-03-2021    dalle ore 18:30 alle 19:00 

Start gara Challenger : 80 km          5-03-2021     ore 18:30/19:00

Start gara Turist:           5    km          06-03-2021   ore 10:00 

Love a 4 zampe         ( sabato & domenica orario da stabilire in corso d'organizzazione) .


CHECK POINT   

Le strutture potranno variare  fino al mese di dicembre in funzione alle disponibilità degli addetti. A tale proposito riproponiamo il vecchio elenco esclusivamente ai fini informativi.

 Checkpoint   1  Rifugio Monte scuro   ( in quota)                                          km 40/80

                         2  Monte Curcio          ( In quota)                                               km 40/80

                         3  Rifugio Botte Donato ( in quota)                                           km 80

                          4  Hotel  Enam Loc. Lorica                                                         km 80

                          5. Rifugio Carlo Magno                                                               km 80

                          6. Rifugio Ristorante la locomotiva  (zona  San Nicola)         km  80        

                          7. Rifugio Ristorante Antica Filanda ( zona Fallistro)              km 40/80

Per la 140 Km in  resta scoperta una area a per 40 km

In corso di conferma sono : casa privata Villaggio Rovale,locale d'appoggio Località Nocelle,locale d'apporggio Villaggio Cagno,Agriturismo località Neto Ferraro.


ATTREZZATURA  "OBBLIGATORIA/CONSIGLIATA"

 N.1 Lampada frontale + 1 di scorta   

  N.1 lampada a luce rossa ad intermittenza da mettere sullo zaino comunque 

 N .2 Adesivi catarifrangenti da mettere sullo zaino o bicicletta (consigliato)

 N.1 Fischietto

 N.1 borraccia acqua + borraccia vuota

 N.1 GPS Fisico ( No cellulare). Qui verrà inserito il file GPX

 N.1 Bussola analogica (consigliata) per la 80 e 140 km 

 N.1 Telefono cellulare Smartphone  con bacco batteria supplementare

 N.4 batterie ausiliarie per lampade frontali 

 N.1 Coperta o telo termico

N.1 Sacco a pelo invernale -15 zona confort obbligatorio 80 e 140

N.1 Guanti, calze, maglia interna di scorta 

N.3 barrette energetiche o simili ( scorta  minima di cibo  per autosufficenza)

N.2 Buste di plastica da usare in caso di guadi

N.1 Numero di gara messo ben visibile su zaino,slitta,bicicletta,giubbino

N.1 Kit pronto soccorso standard

N.1 coppia ghette da neve  

N.1 Poncho antipioggia consigliato

N.1 Materassino leggero gonfiabile da campeggio 80 e 140 ( consigliato)

N.1 Giacca a guscio con cappuccio e pantaloni antipioggia con membrana impermeabile traspirante con cuciture termonastrate adatti a sostenere temperature rigide ( consigliato)

N.1 Berretto e guanti

N.1  Ramponcini - Bastoncini ( consigliati)

 

Nota:

- NON USARE LUCE AD INTERMITTENZA DURANTE LA GARA, POTREBBE DISORIENTARE I SOCCORSI. LA LUCE INTERMITTENTE VA ACCESA SOLO IN    CASO DI BIVACCO E IN CASO DI NECESSITA’ DI RECUPERO PER EVACUAZIONE.

- Ogni singola  miglioria al materiale descritto nel regolamento è di libera scelta del partecipante.

venerdì 16 marzo 2018

Congelamento estremo - la vicenda di Roberto - riflettendo...

Il seguente documento ha immagini che alcune persone potrebbero trovare disturbanti e forti. Discrezionalità per lo spettatore è consigliata.
The following document has images that some viewers may find disturbing. Viewer discretion is advised.

(foto prese da internet - Frode L. ecc.)

Il Montane Yukon Artic ultra è definito come "la gara più dura e più fredda al Mondo." Quest'anno l’edizione era di 480 km, attraverso fiumi ghiacciati, su e giù per passi montani e lungo sentieri tra boschi di abeti dove passa la traccia dei dogsled tracce. Il mese di febbraio è stato tra i più freddi degli ultimi anni, con temperature che toccavano i -50°C.
Mentre l'evento era arrivato al suo sesto giorno, 24 ore su 24, Zanda (61 anni, il suo nickname “massiccione” significa il "duro" in italiano) era uno dei soli tre concorrenti rimasti sul campo, gli altri si erano arresi alle condizioni brutali, molti soffrivano di congelamento, ipotermia o entrambi i sintomi. Già i giorni prima Roberto aveva avuto dei problemi, non riusciva ad asciugare i vestiti e il piumino (c’era molta umidità che si attaccava addosso) e quando entrava nel sacco a pelo non riusciva a dormire perché doveva massaggiarsi i piedi freddissimi.
Ma Zanda sopportava tutto. Nella sua esperienza di Ultra Runner aveva attraversato deserti, attraversato catene montuose (Transpyrenea nel 2016) e supportato caldo afoso e vescicante, senza mai vacillare. Le sue gambe muscolose sembravano tronchi d'albero. Ma mentre un'altra notte trascorreva nello Yukon, Roberto sentì un'ondata di panico. Non stava combattendo contro un sole del deserto, ma un profondo senso di frustrazione, un brutto presentimento, un freddo che poteva congelare la pelle esposta in tre o quattro minuti e che si era insinuato nel suo corpo, rosicchiando la sua leggendaria riserva, confondendo il suo giudizio.
Roberto Zanda stava trainando la sua slitta con tutto il materiale necessario per la sua sicurezza una tenda, sacco a pelo, cucina-forno, Mangiare, vestiti di ricambio, scarpe, kit di soccorso e sopravvivenza, GPS, sistema di rintracciamento ecc.

Stava percorrendo il fiume Yukon ghiacciato, quello dei mitici tempi dei cercatori d’oro. Un paesaggio candido, quasi spettrale, ma con temperature impossibili (-50°C). All’improvviso gli appare un uomo con gli occhiali scuri. l'uomo gli dice di seguirlo per raggiungere un cabin (capanna)  che si trova nel bosco li vicino, e entrare attraverso la finestra perché qualcuno è li in attesa per dare aiuto e Roberto Zanda ha bisogno di aiuto.
Zanda provò  ad aprire il suo SPOT tracker, l'ancora di salvezza dell’Ultra Racer, un componente fondamentale della tecnologia GPS che consentiva agli organizzatori di base a Whitehorse (punto di partenza) di localizzare la sua posizione sul percorso, ma che poteva anche essere usato per inviare un segnale di soccorso in caso di emergenza. Zanda però non riusciva a sentire le sue dita. Non poteva attivare il dispositivo. Erano le 22:00 del 6 febbraio, ed era solo, con la temperatura che continuava imperterrita a calare.
Fu allora che Zanda prese una decisione quasi fatale, abbandonando la sua slitta, lo SPOT tracker e gli oggetti sul sentiero, e facendo come l'uomo con gli occhiali scuri, un'allucinazione provocata dall'ipotermia, gli aveva detto di fare: dirigersi verso la foresta in cerca di un cabin che non c'era. Ad un certo punto, è rimasto bloccato in un cumulo di neve, e per liberarsi ha tolto le scarpe e le calze. Chiaramente non era più lucido, parlava con le "ombre", deciso a non morire, ha chiesto a Dio di salvarlo.
Quando i volontari della gara finalmente lo trovarono, la mattina dopo, era mezzo morto dal freddo, i suoi piedi nudi e le mani annerite da un congelamento di quarto grado. Un elicottero di soccorso lo portò al Whitehorse General Hospital, dove i medici gli hanno avvolto le mani e i piedi con delle bende bianche. La prognosi data dai medici era atroce: l'amputazione delle mani e dei piedi, i medici ne erano quasi certi.
Su Facebook Roberto scrive: "Non sono preoccupato, - scrive Zanda su Facebook, - ho tanta roba da fare e non sono uno che aspetta di solito. Se devono amputare che si faccia, non saranno quattro protesi il problema". E parte poi il racconto di quell'odissea: "Purtroppo dopo 300 chilometri è accaduto questo fatto, segnaletica o no, allucinazioni o no, ipotermia o no, spot o no spot, capanno o no. Morale: sono vivo e vegeto e spero di trovare due bei piedi che mi permettano di continuare a fare questa bella vita fatta di sport e resilienza".

Zanda non è andato allo Yukon perché voleva morire congelato nella foresta. È Andato lì perché voleva sentirsi VIVO. Ed è questa sottile linea della sicurezza nelle corse estreme - tra il mantenere i concorrenti sicuri e permettere loro di spingere i propri limiti fino a dove è umanamente possibile in un ambiente estremo - che è finito sotto il fuoco all'indomani del calvario di Zanda.


“C’è stato un grosso fermento sui social network e sui media riguarda alla vicenda di Roberto. La sua compagna Giovanna, che era in Italia durante la gara, è stato molto critica, accusando gli organizzatori di negligenza e chiedendo perché a Zanda, che parla solo un inglese di base, è stato permesso di entrare nell'evento, dandogli da firmare il documento  di assunzione delle responsabilità e anche della possibile morte, scritto solo in inglese, una lingua che lui capisce non capisce” National Post
“Anche il Breefing pre-gara a Whitehorse, dove è stato spiegato in dettaglio, l’utilizzo delle attrezzature e le procedure di emergenza, è stato fatto in inglese.” Giovanna è particolarmente furiosa che Zanda non sia stato fermato dai volontari e medici di gara al CP di Carmacks al 278 km della corsa - dove l'italiano ha mangiato un pasto caldo prima di tornare sul sentiero e trovare le allucinazioni che lo aspettavano lì. "Non c'è solo il rischio di congelamento, ci sono altri sintomi che gli atleti stessi non sono in grado di riconoscere", ha scritto Caria in un post di Facebook del 3 marzo. "Quindi ci deve essere qualcuno in ogni punto di controllo che può fornire un parere medico. National Post
·         Forse (Roberto) ha la capacità mentale di andare avanti ...? No.
·         "I suoi vestiti erano asciutti? No.
·         Qualcuno gli ha chiesto per quanto tempo non aveva dormito? No.
·         Era in grado di usare lo SPOT (tracker) con le mani congelate? No.
·         "Gli organizzatori hanno pensato a tutto? No."
National Post
Frode Lein, un ultra-runner norvegese, è amico di Zanda nelle competizioni nel deserto e considera l'italiano un "corridore duro e buono". Zanda palando con Lein aveva espresso preoccupazione per il freddo estremo,  ma era molto determinato a completare la gara. Lein si allena regolarmente in Norvegia con temperature a -20°C. Ma anche con il suo background artico, il profondo congelamento dello Yukon lo stava mettendo a dura prova e allora a deciso intelligentemente di fare coppia con Asbjorn Bruun, un corridore danese, in modo che potessero guardarsi l'un l'altro durante le lunghe notti fredde.
"Solo in una occasione di notte (-50°C), ho tolto la mano dal mio guanto per trovare del cibo", dice Lein. "La mia mano non si è raffreddata come al solito. Dopo due o tre minuti, mi sono reso conto che la sensibilità delle dita era scomparsa e ci sono voluti 15-20 minuti di duro lavoro per riprendere la circolazione."
Il tracker SPOT di Lein è rimasto bloccato tre volte. Facendo affidamento sull'elettronica, afferma, gli organizzatori hanno dato ai corridori un falso senso di sicurezza. E anche in caso di emergenza, un concorrente che avrebbe segnalato l'aiuto durante la notte non sarebbe stato salvato fino al mattino (e avrebbe dovuto pagare una tassa di evacuazione di $ 150.)
"Quando ci sono così tante persone che finiscono con principio o sintomi gravi di congelamento, questo è un segno di cattiva organizzazione", afferma Lein. "I corridori professionisti che partecipano a questo tipo di gara sono alla ricerca di sfide in aree difficili, ma si aspettano che l'organizzatore si prenda cura della sicurezza durante tutto il percorso.”
"Ecco perché paghiamo US $ 2,500 per iscriversi."


Robert pollhammer è l’organizzatore della Yukon Artic Ultra fondata nel 2003. È Tedesco e Ha 44 anni gestisce un'attività nel suo paese d'origine, ma si reca nel nord del Canada ogni inverno per supervisionare l'evento. In un rapporto post-gara pubblicato l'11 febbraio, menziona Zanda, scrivendo che l'italiano "si è messo nei guai" e che doveva essere salvato - ma aveva intenzione di tornare l'anno prossimo.
Pollhammer ha gareggiato in ultra-race e ha difeso l'evento Yukon in una e-mail al National Post, affermando che Zanda aveva un volontario di gara che parlava fluentemente l'italiano - e "ha ottenuto tutte le informazioni vitali nella sua lingua madre". Ha aggiunto che Zanda non mostrava segni di ipotermia o congelamento quando è arrivato al CP di Carmacks e "anzi, sembrava piuttosto in buono stato." Ore dopo, il suo errore molto grave, è stato quello di sganciarsi dalla sua slitta, che Pollhammer descrive come "la linea di vita dell'atleta".
Alla domanda se avrebbe fatto qualcosa di diverso con il senno di poi, Pollhammer ha permesso che venissero apportate modifiche alla sua gara, ma che la maggiore responsabilità per la sicurezza personale risiede nel singolo concorrente.
"Riflettere sulla gara e apportare modifiche per aumentare la sicurezza è un processo continuo", ha scritto in una e-mail. "Garantirà che è impossibile che qualcuno si faccia ipotermico e commetta errori? Non lo so. Chiunque può commettere errori "È umano."



Due settimane dopo essere stato soccorso e portato all’ospedale di Whitehorse , Zanda è stato trasferito all’ospedale Parini di Aosta in Italia specializzato in medicina di montagna e congelamento estremo (è stata curata anche alpinista francese Elisabeth Revol dopo l'incidente sul Nanga Parbat). Ha subito una terapia pesante di anticoagulanti e vasodilatatori, e a un trattamento sperimentale con cellule staminali nel tentativo di far ricrescere le arterie rovinate nelle sue mani e nei suoi piedi. Uno psichiatra lo sta aiutando a ricostruire il suo ricordo degli eventi, anche se restano lacune. La squadra medica italiana ha detto che l'unica ragione per cui è vivo è a causa della sua tenacia e forza di volontà - e delle cure che ha ricevuto dai medici di Whitehorse. Anche dopo tutte queste cure purtroppo Roberto Zanda ha subito l’amputazione di piedi e parte delle mani.

Roberto Zanda ha scritto in un post su Facebook il 27 febbraio. "È la paura che fa cadere le maschere che indossi ogni giorno, ma quando la vera paura ti fissa in faccia, e tu la abbracci, ti rendi conto che ci vuole meno fisico e energia mentale di quanto non faccia per percorrere 500 km a -50 °C"

Roberto rimane filosofico rispetto al suo viaggio nella fredda e oscura notte, in qualche modo sopra la sua sofferenza.
"Perderò qualcosa e forse perderò tutto", ha scritto. "Ma questo non mi fa perdere la voglia di amare la vita ancora di più."

Conseguenze del Congelamento (di proposito ho tenuto le foto con una risoluzione bassa perché troppo forti):




Video di Frode Lein:



mercoledì 21 dicembre 2016

L'importante non è la meta ma il VIAGGIO: Il Libro sulla Transpyrenea 2016









mercoledì 23 novembre 2016

L'importante non è la meta ma il VIAGGIO: Introduzione

 Introduzione

Il viaggio è finito, dopo i festeggiamenti sotto il traguardo con gli amici vado nel locale adibito al ristoro e al riposo degli atleti.




Massimo è già arrivato e ora si sta facendo medicare i piedi. Massimo ha già spostato l’aereo alle 14, pensava di arrivare prima e quindi aveva prenotato il biglietto per la mattina, intanto cerchiamo un passaggio per tornare a Tolosa per prendere l’aereo, con i mezzi non se ne parla non riusciremmo ad arrivare in tempo.
Cerchiamo qualche volontario che debba tornare indietro, ma è quasi mezzanotte e non è così semplice.

Io, un po’ in coma, mangio qualcosa, faccio una bella doccia e poi i test finali con i medici del CNR di Pisa, è stata una comica: continuavo ad addormentarmi mentre mi facevano domande. Finiti i test torno di sotto per cercare Massimo ma non lo trovo, è già andato a dormire. Anch’io cerco un posto per riposare. Philippe mi ha lasciato una tenda dove ho portato i miei bagagli.




Alla mattina verso le 8, mi sveglio e, appena uscito dalla tenda, incontro Massimo che mi sta cercando, ha trovato un passaggio con Renè che deve rientrare a casa, però bisogna fare in fretta se vogliamo arrivare in tempo, così metto tutto in valigia e saluto Catherine e Philippe che sono svegli, tutti gli altri stanno riposando, mi dispiace non poterli salutare di persona ma abbiamo i minuti contati.
Durante il tragitto ci fermiamo più volte agli autogrill per bere un caffè; siamo io e Massimo, Renè e Monique, volontari alla Transpyrenea. Adesso che l’avventura è conclusa ci si può rilassare, l’impegno è terminato e la stanchezza comincia a farsi sentire, pesante come un macigno, anche se, a dire il vero, abbiamo rischiato più la vita in questo trasferimento che a 3000 metri con la bufera.
Alle 12:00 siamo già in aeroporto a Tolosa, l’aereo di Massimo parte alle 14:00, il mio alle 20:30.
Mangiamo qualcosa assieme e poi cerco di mettere a posto valigia e il bagaglio a mano; è un disastro, ho cacciato dentro tutto così alla rinfusa.
Salutato Massimo mi dirigo al mio imbarco, ma durante i controlli del bagaglio a mano mi fermano e fanno arrivare le guardie, mi dicono che ho un coltello all’interno dello zaino.
Io gli spiego che non può essere perché l’ho messo nel bagaglio in stiva, ma mi fanno disfare lo zaino.
Effettivamente, per errore, al posto di mette il coltello nella valigia l’ho messo nel bagaglio a mano, per fortuna sono comprensivi dopo che gli ho spiegato da dove arrivo, e così me lo fanno buttar via senza conseguenze.

Ora al gate ho qualche ora da aspettare e, se non mi addormento, provo a pensare ad un resoconto di questa Avventura.


in attesa all'aeroporto di Tolosa.

Avendo dei problemi di memoria è meglio che scrivo tutte le emozioni, le paure, le gioie che ho vissuto in questi sedici fantastici giorni.