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venerdì 28 giugno 2019

Wainwrights Lake District Peaks



Paul Tierney è partITO da Keswick al "PICCOLO TROTTO" - solo un altro corridore diretto verso le colline - ma tornò un eroe. 
Aveva infranto il record di una delle più formidabili sfide di ultrarunning: il summit di tutti i 214 di Alfred Wainwrights Lake District Peaks. Coprendo la sfida di 320 miglia in 6 giorni, 6 ore e 5 minuti, Paul ha battuto il record precedente, stabilito da Steve Birkinshaw nel 2014, di quasi sette ore.




Il nome di Paul potrebbe non essere ben noto al di fuori del mondo ultra-running, ma è uno dei migliori corridori ultra-distanza del Regno Unito e aveva programmato questo tentativo meticolosamente da gennaio.

"Perché avevo letto il libro di Steve [l'ex detentore del record Steve Birkinshaw], ho guardato il film numerose volte e ho vissuto e respirato questa sfida per così tanto tempo, non c'erano molte sorprese. Era praticamente come se avessi pensato che sarebbe stato. Sono un grande sostenitore della preparazione mentale per questi tipi di sfide e ho visualizzato una sensazione terribile, affaticata e con voglia di smettere. Quando accade per davvero ti senti come se avessi già affrontato e in grado di affrontarlo di nuovo ", spiega Paul.

Ma ciò a cui non si era preparato erano le emozioni che sarebbero arrivate con il completamento di una sfida così epica, specialmente mentre correva in onore del suo amico e compagno di squadra Chris Stirling, scomparso di recente. "Se c'è stata una sorpresa, è stata l'accoglienza che ho ricevuto a Keswick alla fine. Tra questo e il fatto che stavo indossando il gilet di Chris Stirling per la corsa in città, sono diventato molto emotivo e mi sento ancora così quando ci penso ", dice Paul. Ha raccolto finora £ 25.000 per l'organizzazione benefica MIND, UK.




Abbiamo parlato con Paul tre giorni dopo che aveva finito, ma era ancora, ovviamente, a curare un discreto numero di dolori. "Finora sono stato completamente spazzato via. Ho fatto gare che sono durate 4 giorni un paio di volte negli ultimi 2 anni e sono stato in grado di correre di nuovo entro 24 ore. Ma questa volta ho qualche problema che ha reso la corsa un po 'complicata. Ho anche faticato a dormire per una notte intera e mi sono svegliato con terribili dolori alle ginocchia e ai fianchi. L'altra sera mi sono svegliato dal dolore e ho pensato che stavo salendo su Binsey (una delle colline). 
Mi sentivo assolutamente orribile e mi ci è voluto un po 'per capire che ero effettivamente a letto! "

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AGGIORNAMENTO - GIOVEDÌ 20 GIUGNO (14:05):




Scene incredibili! Sei giorni dopo la partenza di Keswick per iniziare la più fenomenale delle sfide ultra-running, Paul Tierney è tornato oggi protagonista di eroi e record.

L'ambasciatore di inov-8 ha stabilito un nuovo miglior tempo per sommare tutti i 214 picchi di Lake District di Alfred Wainwright in una volta sola. Lo ha fatto in 6 giorni, 6 ore e 5 minuti, rompendo il record di cinque anni di Steve Birkinshaw di quasi 7 ore.

Paul corse e digiunò per circa 318 miglia e scalò l'equivalente ascesa di quattro volte il Monte Everest. Sostenuto su e giù dalle colline da amici e familiari dappertutto, ha combattuto l'esaurimento, la privazione del sonno e ogni sorta di condizioni meteorologiche per prendere il suo posto in questi libri di storia.

Paul ha finito con il gilet del suo amico Chris Stirling, che è morto da poco. Fu salutato sui gradini finali da familiari, amici e Joss Naylor, che fu il primo uomo a dirigere i Wainwright in un circuito continuo nel 1987.




Paul ha detto: "La cosa più difficile è stata sicuramente la mancanza di sonno. Il pezzo migliore stava finendo! Vedere così tanta gente in strada che mi rallegrava, poi salire sui gradini finali con la famiglia e gli amici, aver battuto il record, era più di quanto avrei potuto sperare.

"C'erano stati dei bassi ... volte in cui pensavo di non essere più sicuro di poterlo fare, ma ho continuato a insistere. Quella terribile domenica notte nella tempesta sulle colline intorno a Fairfield, è qualcosa che non dimenticherò. Non vedo l'ora di riposare ora, ma non prima di bere un po 'di birra! "





La foto sopra (di Adrian Hope) mostra Paul che completa la sua sfida sui gradini di Moot Hall, Keswick, mentre la foto qui sotto (di Pete Aylward) mostra Paul in vetta a Helm Crag (vertice numero 88) in condizioni pessime.



sabato 17 novembre 2018

Tor des Glaciers 2019

il TOR si rinnova (da TOR)

possibile percorso del Tor des Glaciers
Il Tor des Géants®, nella sua versione “classica”, la più amata e la più ambita, decisa a celebrare in grande stile il suo decennale, sarà anticipata di due giorni dalla partenza della nuova competizione Tor des Glaciers, che si snoderà sui sentieri delle alte vie 3 e 4. La distanza sarà di complessivi 450 km e 32000m D+, che potranno macinare solo atleti dalla grande resistenza fisica e mentale e soprattutto con una perfetta conoscenza degli ambienti d’alta montagna. Gara molto lunga, dunque, ma ce ne sarà anche una molto breve, Il Tor du Malatrà, 30 km per 3000 m D+ da saldare nell’arco di una sola giornata. I concorrenti transiteranno nello stretto passaggio panoramico del celebre Col Malatrà  quasi a quota 3000 vivendo le stesse emozioni di chi il TOR lo sta per finire.

"La scoperta di 317 km di sentieri inediti attraverso due trekking della durata di 10 giorni ciascuno. 
Si tratta dell’Alta Via Selvaggia e dell’Alta Via dei Ghiacciai capaci di offrire emozioni ed esperienze che fino ad oggi nessun’altra Alta Via era stata in grado di garantire."


i segnavia:








Accanto alla gara classica, a settembre verrà organizzata una prova ancora più difficile lunga 450 chilometri, con un dislivello di 32 mila metri e il tempo massimo di 190 ore
E adesso come la mettiamo? 
  • 450 km
  • 32000 D+
  • 190h

Quando fu ideato, il Tor des Géants venne definito «l’endurance trail più duro del mondo». Già: una gara di corsa in montagna di 330 chilometri di lunghezza, 24 mila metri di dislivello, 150 ore di tempo massimo. Ma ora, per il decennale della competizione che si corre sui sentieri della Valle d’Aosta, in programma nel settembre 2019, gli organizzatori si sono inventati il Tor des Glaciers: percorso di 450 chilometri, dislivello di 32 mila metri, tempo limite di 190 ore. Insomma, ancora più duro della gara più dura. 
E’ tutta una questione di Alte Vie. Il classico Tor des Géants si disputa sulle Alte Vie 1 e 2. Ma esistono anche la 3, o Alta Via Selvaggia, e la 4, o Alta Via dei Ghiacciai. Sono le «Alte Vie dimenticate», come vengono chiamate nel titolo della guida scritta da François Burgay. L’idea era stata anticipata a La Stampa nel febbraio 2017 da Alessandra Nicoletti, presidente dei VdA Trailers, società organizzatrice della manifestazione: «Sulle Alte Vie dimenticate stiamo progettando un nuovo anello. E’ ancora in embrione, ma di certo sarà una corsa più dura del Tor».
E allora eccolo, il Tor des Glaciers. Come il Tdg classico, partenza e arrivo a Courmayeur. Spiega Nicoletti:
 
«Sarà lo stesso anche il senso di marcia antiorario perché l’obiettivo è far passare tutti i concorrenti dal Col Malatrà prima del traguardo». 

il percorso:

Inizio ALTA VIA 4 (via dei ghiacciai)

Courmayeur
Alta Via 2 originaria, risalendo la Val Veny,
rifugio Elisabetta 
Colle e vallone de Chavannes.
La Thuile
rifugio Deffeyes
Col Planaval,
villaggio di Planaval in Valgrisenche
degli Angeli
lago di San Grato
rifugio Bezzi
Col Bassac Deré
rifugio Benevolo
Col Rosset
Colle Nivolet
Pont di Valsavarenche
rifugio Vittorio Emanuele II
rifugio Chabod
passage du Grand Neyron
Col Loson
rifugio Vittorio Sella
casolari dell’Herbetet
Cogne, Gimillan
passo Des Invergneux
Fenêtre di Champorcher
rifugio Miserin
rifugio Dondena
Chardonney
Fine ALTA VIA 4 (via dei ghiacciai)

Alta Via 2

Chardonney
Colle della Fricolla
Crest, Colle Poussellin
Donnas

Alta Via 1

Donnas
rifugio Coda
rifugio della Barma
Colle Marmontana
Crenna dou Leui
Colle della Vecchia
Niel
Gressoney-Saint-Jean

Inizio ALTA VIA 3 (via selvaggia)

Staffal
Résy
Colle Cime Bianche
Plan Maison
rifugio Duca degli Abruzzi
Finestra di Cignana
rifugio Perucca-Vuillermoz
rifugio Prarayer
rifugio Crête Sèche
Col du Mont Gelé
bivacco Regondi
rifugio Letey
Col Champillon
Ponteilles Dessous
Colle Occidentale di Barasson
Colle del Gran San Bernardo
Col di Saint-Rhémy
Col des Ceingles
rifugio Frassati
Col Malatrà
Col Entre Deux Sauts
rifugio Bertone
Courmayeur.  
Fine ALTA VIA 3 (via selvaggia)

«Le Alte Vie 3 e 4, pur essendo state ideate insieme con le altre due, non le conosce nessuno - spiega Nicoletti -. Non sono mai state “promosse” perché sono percorsi non da escursionismo di massa in quanto presentano tratti con difficoltà alpinistiche. Rispetto al Tdg, il Tor des Glaciers è decisamente più impegnativo, di certo non è una gara per tutti, ma per atleti dalla grande resistenza fisica e mentale e con una perfetta conoscenza degli ambienti di alta montagna».
La nuova gara è già stata annunciata, ma il regolamento non c’è ancora. 
«Lo stiamo preparando - dice Nicoletti -, sarà pronto prima di Natale, spero nei primi giorni di dicembre, anche se il compito non è facile. 
Stiamo anche calcolando i tempi possibili di percorrenza. Non appena avremo tabelle precise contatteremo tutti i responsabili dei rifugi coinvolti per organizzare l’accoglienza con accordi ad hoc. 
Sarà un incontro operativo per capire cosa serve a loro e per dire cosa serve a noi. Vogliamo evitare di essere “ingombranti” nei loro confronti. Contiamo di organizzarlo entro la fine dell’anno».  
Intanto alcune certezze ci sono già. La più importante è il limite massimo di 100 concorrenti. E con una condizione particolare: dovranno tutti essere già finisher del Tor des Géants con un tempo al di sotto delle 130 ore.
  • 100 concorrenti
  • Finisher Tor des Géants (130h)

 «Così si può prevedere di avere partecipanti con una certa esperienza, che sanno gestirsi, che hanno le gambe e la testa adatte. E’ l’unica condizione che poniamo. Come tutte le prime edizioni, sarà un test. Poi, se l’anno dopo decideremo di riproporre questa gara, sulla base dell’esperienza potremo decidere se prevedere criteri diversi». 
Altra particolarità: l’autonomia quasi totale richiesta agli atleti. Spiega la presidente dei VdA Trailers: 
«I tratti non in comune con il percorso del Tdg non verranno tracciati. Non ci saranno i classici ristori come al Tdg. I principali punti d’appoggio per i concorrenti saranno i rifugi. E le basi vita saranno soltanto quelle toccate nel percorso in comune, quindi Cogne, Donnas e Gressoney». 
Serviranno molti volontari in più? 
«No, proprio per questo non ci sarà bisogno di aumentarne il numero». 
Saranno previsti percorsi alternativi? 
«Sì - risponde Nicoletti -. Il fatto che ci sia già il tracciato del Tdg (a sua volta con percorsi alternativi) ci rende il compito più facile».  
Tra le ipotesi allo studio c’è anche una rivoluzione della regola sul materiale obbligatorio, spesso motivo di critiche e polemiche. 
«Stiamo facendo una riflessione - spiega Nicoletti -. Nell'organizzazione stiamo arrivando a un livello di assistenza un po’ eccessivo e l’impressione è che da parte degli atleti cali il livello di attenzione nei confronti delle difficoltà della prova che stanno per affrontare.
Il concetto che vorremmo introdurre, invece, è l’approccio consapevole e responsabile alla gara. I'organizzatore prepara il tracciato per mettere tutto in condizioni di sicurezza, ma non devo prendere per mano il concorrente ogni volta che c’è una difficoltà da affrontare. 
Un trail non è una corsa in città. Il concorrente deve essere consapevole che va ad affrontare la montagna con quote fino a 3000 metri, sentieri che possono essere difficili, meteo che cambia senza preavviso, tratti isolati dove se prendi una storta i soccorsi non saranno immediati. Quindi il passaggio è: non ti obbligo a portarti l’attrezzatura adeguata ma ti consiglio di farlo, poi la scelta è tua. Certo, prima occorre rendere consapevoli i concorrenti di ciò che andranno ad affrontare perché non tutti vivono e si allenano in montagna. E questo lo faremo con adeguate comunicazioni e informazioni».  

Per la decima edizione del Tdg, oltre alla novità del Tor des Glacier, sarà organizzato anche il Tor du Malatrà da 30 chilometri. Inoltre il Tot Dret (alla terza edizione, 130 chilometri da Gressoney-Saint-Jean) cambierà nome in Tor Dret. E ancora: «I finisher del Tot Dret di quest’anno che vorranno iscriversi al Tor des Géants 2019 – annuncia Nicoletti - avranno una corsia preferenziale e non passeranno dal sorteggio».  Si comincerà la sera di venerdì 6 settembre con il via del Tor des Glacier. Poi alle 12 di domenica 8 la partenza del Tor des Géants. Quindi alle 21 di martedì 10 toccherà al Tor Dret. Infine alle 10 di sabato 14 il debutto del Tor du Malatrà da Saint-Rhémy-en-Bosses. Tutti i concorrenti di tutte le gare dovranno tagliare il traguardo di Courmayeur entro le 18 di sabato 14.  

mercoledì 21 dicembre 2016

L'importante non è la meta ma il VIAGGIO: Il Libro sulla Transpyrenea 2016









mercoledì 23 novembre 2016

L'importante non è la meta ma il VIAGGIO: Introduzione

 Introduzione

Il viaggio è finito, dopo i festeggiamenti sotto il traguardo con gli amici vado nel locale adibito al ristoro e al riposo degli atleti.




Massimo è già arrivato e ora si sta facendo medicare i piedi. Massimo ha già spostato l’aereo alle 14, pensava di arrivare prima e quindi aveva prenotato il biglietto per la mattina, intanto cerchiamo un passaggio per tornare a Tolosa per prendere l’aereo, con i mezzi non se ne parla non riusciremmo ad arrivare in tempo.
Cerchiamo qualche volontario che debba tornare indietro, ma è quasi mezzanotte e non è così semplice.

Io, un po’ in coma, mangio qualcosa, faccio una bella doccia e poi i test finali con i medici del CNR di Pisa, è stata una comica: continuavo ad addormentarmi mentre mi facevano domande. Finiti i test torno di sotto per cercare Massimo ma non lo trovo, è già andato a dormire. Anch’io cerco un posto per riposare. Philippe mi ha lasciato una tenda dove ho portato i miei bagagli.




Alla mattina verso le 8, mi sveglio e, appena uscito dalla tenda, incontro Massimo che mi sta cercando, ha trovato un passaggio con Renè che deve rientrare a casa, però bisogna fare in fretta se vogliamo arrivare in tempo, così metto tutto in valigia e saluto Catherine e Philippe che sono svegli, tutti gli altri stanno riposando, mi dispiace non poterli salutare di persona ma abbiamo i minuti contati.
Durante il tragitto ci fermiamo più volte agli autogrill per bere un caffè; siamo io e Massimo, Renè e Monique, volontari alla Transpyrenea. Adesso che l’avventura è conclusa ci si può rilassare, l’impegno è terminato e la stanchezza comincia a farsi sentire, pesante come un macigno, anche se, a dire il vero, abbiamo rischiato più la vita in questo trasferimento che a 3000 metri con la bufera.
Alle 12:00 siamo già in aeroporto a Tolosa, l’aereo di Massimo parte alle 14:00, il mio alle 20:30.
Mangiamo qualcosa assieme e poi cerco di mettere a posto valigia e il bagaglio a mano; è un disastro, ho cacciato dentro tutto così alla rinfusa.
Salutato Massimo mi dirigo al mio imbarco, ma durante i controlli del bagaglio a mano mi fermano e fanno arrivare le guardie, mi dicono che ho un coltello all’interno dello zaino.
Io gli spiego che non può essere perché l’ho messo nel bagaglio in stiva, ma mi fanno disfare lo zaino.
Effettivamente, per errore, al posto di mette il coltello nella valigia l’ho messo nel bagaglio a mano, per fortuna sono comprensivi dopo che gli ho spiegato da dove arrivo, e così me lo fanno buttar via senza conseguenze.

Ora al gate ho qualche ora da aspettare e, se non mi addormento, provo a pensare ad un resoconto di questa Avventura.


in attesa all'aeroporto di Tolosa.

Avendo dei problemi di memoria è meglio che scrivo tutte le emozioni, le paure, le gioie che ho vissuto in questi sedici fantastici giorni.