lunedì 21 ottobre 2019

Padre Armando CARPENEDO - Dipende

Dipende
La tua vita non dipende da ciò che possiedi,
perché ciò che possiedi non può fornirti alcun tipo di energia dedicata
alla vita del tuo essere spirituale, psichico, fisico.
La tua vita non dipende da ciò che possiedi,
perché ciò che possiedi non può sanarti, se sei ammalato,
salvarti, se sei perduto,
proteggerti, se sei minacciato,
soccorrerti, se sei in pericolo.
La tua vita non dipende da ciò che possiedi,
perché ciò che possiedi non può illuminarti se sei nell’oscurità,
non può aiutarti a scalare le vette dell’intelligenza, se sei nell’abisso della stupidità,
né condurti al sicuro sulla spiaggia della conoscenza, se anneghi nel mare dell’ignoranza.
La tua vita non dipende da ciò che possiedi,
perché quello che possiedi, anche se può favorire il tuo potere,
determinare il tuo successo, accrescere la tua fama,
non può assolutamente fare nulla per la tua felicità.
La tua vita non dipende da ciò che possiedi,
perché quello che possiedi
non sviluppa in te nessuna forma di amore, gratitudine, gioia.
La tua vita non dipende da ciò che possiedi,
perché quello che possiedi non ha creato la tua vita,
non sostiene nel presente la tua vita,
e non entrerà mai a far parte della tua vita.
La tua vita dipende esclusivamente da quanto sai arricchirti davanti a Dio
in amore, gratitudine, gratuità, giustizia, misericordia e compassione.
La vita dell’uomo non solo non dipende da ciò che possiede,
ma ciò che l’uomo possiede ha il potere, come nient’altro
sulla faccia della terra, di renderlo incredibilmente stolto, sciocco, stupido.
La tua vita non dipende da ciò che possiedi,
semplicemente perché quello che possiedi non esiste realmente né in terra,
né in cielo, e davanti a Dio non ha alcun senso e significato.

domenica 20 ottobre 2019

Padre Armando CARPENEDO - troverà la fede sulla terra?

Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”». (Lc 18, 1-8)
Cominciamo col dire che una parabola non ha uno scopo descrittivo bensì pedagogico, intende cioè trasmettere un significato, un insegnamento. Non racconta una realtà ma una verità, ossia ciò che se vissuto potrebbe rendere la vita feconda e compiuta.
La parabola di oggi ci ricorda che la preghiera è anzitutto atto di fede (v. 8b), e fede altro non è che apertura, accoglienza, consapevolezza della vita che germoglia, cresce e sboccia dentro di sé.
La preghiera non è implorare, attirare, piegare a sé un dio lontano, perché Dio non è un ‘bene’ che si dà perché invocato, ma vita che impregna ogni realtà in modo preveniente e gratuito. Quindi la preghiera non è un momento tra i momenti della giornata in cui ricordarsi di un dio fuori di sé e magari supplicandolo in vista di qualche necessità, ma è stile di vita, modo di esistere; la questione non è ‘pregare’ ma divenire preghiera.
La preghiera è uno spazio di vuoto, di silenzio, di non attività, scevro di parole, immagini, concetti, idee e addirittura di ‘preghiere’, affinché il Dio già presente in noi possa finalmente compiersi, dilatarci e illuminarci. Infatti la Vita, la Luce, l’Amore, quella stessa energia che creò l’universo ora è dentro di noi, e se vi entriamo in contatto per via di consapevolezza, attraverso la spogliazione dell’Ego, allora saremo ricreati anche noi, diveniamo ogni momento ‘nuova creatura’, e cominceremo a vivere nel mondo della nostra stessa preghiera, ossia da vivi, illuminati, forti di quella energia dell’Amore che ci portiamo dentro.
Con la preghiera, «moriamo a noi stessi e risorgiamo oltre i nostri personali limiti a nuova vita in Cristo Gesù. Sappiamo bene che la sua vita presente in noi, il suo Spirito che inabita i nostri cuori, sono reali ed energia indispensabile alla nostra crescita» (John Main).
Diverremo infine capaci di giustizia dinanzi a tutti i tremendi giudici del mondo che non hanno riguardo per nessuno (cfr. v. 2) e faremo finalmente esperienza dell’amore che ci mancava per divenire uomini e donne compiute, ossia quello Sposo che è l’amore in grado di compiere il cuore di noi povere vedove.
VANGELO DELLA XXIX DOMENICA.

venerdì 18 ottobre 2019

padre Armando CARPENEDO- come e perché

Come e perché

Come devono andare i discepoli di Gesù nel mondo? Gesù è preciso: Ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi. Gesù manda i suoi discepoli nel mondo con la potenza del suo Spirito e della sua Parola ma vuole che siano pienamente consapevoli che andranno nel mondo come agnelli, cioè come persone miti e umili, assolutamente sganciate e libere da qualsiasi forma di potere e protezione umani. Vuole che siano pienamente consapevoli che il mondo li combatterà, li assalirà, esattamente come i lupi possono aggredire gli agnelli.
Con quale modalità i discepoli si devono presentare al mondo cui sono mandati? Gesù è preciso: non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. Gesù manda i suoi discepoli nel mondo con la grazia del suo Spirito e l’efficacia della sua Parola ma vuole che siano pienamente consapevoli che c’è un solo modo di espletare il mandato, ed è quello di farlo senza mai collegare il mandato ai soldi, ai possedimenti, al possesso, alla ricchezza, alle protezioni umane, ai legami e agli attaccamenti umani.
Perché Gesù manda i suoi discepoli nel mondo, qual è lo scopo del mandato? Gesù è preciso: Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: è vicino a voi il regno di Dio. Gesù manda i suoi discepoli nel mondo espressamente per due motivi: guarire i malati e annunciare al mondo che il regno di Dio è vicino. Cosa significa annunciare al mondo che il regno di Dio è vicino? Significa annunciare all’umanità che è assolutamente possibile per l’uomo vivere felice, sano, in pace e in armonia come Dio desidera. Significa ispirare l’umanità a immergersi nella Parola di Gesù che contiene tutte le informazioni, le procedure e l’energia per guidare l’uomo sulla strada della felicità e della pace.
Perché Gesù, insieme al mandato di annunciare la sapienza e l’intelligenza della Parola del vangelo, dona ai suoi discepoli la potenza di guarire tutte le malattie dell’uomo? A causa dell’ignoranza, del pregiudizio, dei tabù, del fanatismo, della superstizione, delle subculture, delle convenzioni, delle convinzioni umane, il messaggio di Gesù, annunciato dai discepoli, potrebbe essere facilmente rigettato dall’umanità e, rifiutando il messaggio di Gesù, l’uomo, di fatto, getterebbe via le procedure perfette e funzionali che possono permettere all’uomo di vivere nella gioia, nella felicità, nella salute, con intelligenza e in armonia. Per ridurre al minimo il rischio che, per molti motivi, l’umanità possa respingere le procedure del vangelo, e dunque allontanarsi dalla possibilità di essere felice e sana, Gesù ha fornito i suoi discepoli del potere di guarire i malati che incontrano lungo il loro viaggio, per dare un segnale estremamente forte, empirico, evidente, esperienziale della potenza, dell’intelligenza, della superiorità spirituale e intellettuale della Parola che i discepoli annunciano. Guarire gli ammalati fa parte integrante, sostanziale del compito degli annunciatori del vangelo, non solo per risollevare l’uomo dalla sofferenza e dalla degenerazione psicofisica, ma anche per rivelare all’umanità, in modo inequivocabile, inconfondibile, indubitabile, qual è la potenza reale, l’evidenza intellettuale, l’efficacia assoluta della Parola che i suoi discepoli annunciano secondo il mandato di Gesù, il figlio di Dio. La Parola di Gesù è indispensabile perché l’uomo possa guarire spiritualmente e intellettualmente, e per questo Gesù ha legato indissolubilmente la potenza e la bellezza dell’annuncio della sua Parola, alla potenza e alla bellezza del poter guarire l’uomo fisicamente.

mercoledì 16 ottobre 2019

Padre Armando CARPENEDO- Guai a Voi

Vangelo di Luca 11,42-46

In quel tempo, il Signore disse: «42 Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. 43 Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. 44 Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
45 Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». 46 Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!»
Ti offendi

Guai a te, uomo, che sei ossessionato dall’osservanza della legge, perché sei un uomo dall’intelligenza inutilizzabile per generare benessere per l’umanità. Guai a te, uomo, che ti adoperi esasperatamente per rispettare le norme, perché sei un uomo incapace di rispettare l’uomo e sei un’arma letale in mano al potere per colpire e devastare l’umanità. Guai a te, uomo, che ti accanisci sui cavilli e ti ostini sulle regole e sulle prescrizioni e lasci da parte la giustizia e l’amore di Dio, perché sei un uomo decentrato da te stesso, sconnesso dalla vita, separato dagli altri, scollegato da Dio, sei un uomo che fa del conflitto la sua strategia e della violenza la sua forza.  
Guai a te, uomo, che ami i primi posti nei palazzi della religione, della politica, dell’economia, della scienza, della medicina, della cultura, che ti preoccupi in modo ossessionante di avere il riconoscimento e l’approvazione degli altri, il successo e la fama, guai a te, perché sei un uomo vuoto e svuotante, che possiede un’unica capacità, quella di svuotare di bellezza e grazia tutto ciò che tocca.
Guai a te, uomo ambizioso, perché sei come il sepolcro che non si vede, come l’abisso della morte ricoperto di candida, innocente glassa, patinata di moralismo e perbenismo, così che la gente ti passa a fianco e sopra senza saperlo e poi cade nelle tue fauci avide e fameliche. Guai a te, uomo della legge religiosa e politica, che carichi di pesi insopportabili l’umanità, e quei pesi tu non li tocchi nemmeno con un dito. Guai a te, che t’innalzi come rappresentante di Dio in terra e ti autonomini signore della giustizia nel mondo e ti offendi, ti offendi disgustato, in modo tanto arrogante quanto stucchevole, quando la verità e l’evidenza mostrano la malvagità del tuo cuore, la vanità delle tue intenzioni, l’ingiustizia delle tue azioni, la crudeltà dei tuoi progetti. 
Guai a te, uomo, che ritieni le forti ma amorose parole di correzione di Gesù un’offesa e non l’ultima occasione per risvegliarti, per ritornare in te stesso, per evolverti nella luce e nell’amore.

Guai a te, uomo, perché se cogli Gesù come colui che ti offende,
chi coglierai come colui che ti rispetta?
Guai a te, uomo, perché se cogli Gesù come colui che ti accusa,
chi coglierai come colui che ti difende?
Guai a te, uomo, perché se cogli Gesù come colui che ti condanna,
chi coglierai come colui che ti perdona?
Guai a te, uomo, perché se cogli Gesù come colui che non ti ama,
chi coglierai come colui che ti ama?
Guai a te, uomo, perché se cogli Gesù come colui che non ti comprende,
chi coglierai come colui che ti capisce?
Guai a te, uomo, perché se cogli Gesù come colui che ti inganna,
chi coglierai come colui che ti dice la verità?

martedì 15 ottobre 2019

Padre Armando CARPENEDO - La cura

La cura

C’è un virus pericolosissimo che può colpire l’umanità, un virus capace di far degenerare l’energia spirituale, le capacità intellettuali, le strutture fisiche dell’uomo. È un virus che inquina l’energia spirituale dell’uomo, lo rende incapace di riconoscere la signoria di Dio, lo rende intellettualmente avido quanto stupido e stolto, cardiacamente malvagio, fisicamente sempre teso e rigido. È un virus che spinge l’uomo a disonorare la propria bellezza e il proprio fascino naturale e divino, per gettarsi deforme a celebrare il rito dell’ambizione, attraverso il culto della propria immagine, attraverso la divulgazione del marchio di se stesso e dell’esaltazione dell’esteriorità e dell’apparenza. È un virus che forza l’uomo a diventare avido e, in nome dell’avidità, a diventare competitivo, conflittuale, malvagio, crudele, possessivo, assetato di dominio e di controllo. È un virus capace di cristallizzare i collegamenti neuronali del cervello fino a rendere l’uomo incapace di riconoscersi come un essere meraviglioso, divinamente progettato e infinitamente collegato al tutto del creato e in grado di corromperlo intellettualmente fino a renderlo stupido, stolto, ignorante.
Il virus capace di infliggere tanto danno all’uomo è l’ipocrisia. È l’ipocrisia che convince l’uomo a pulire l’esterno del bicchiere e del piatto, e a mantenere l’interno pieno di avidità e di cattiveria. È l’ipocrisia che rende così stolti da non percepire, capire, riconoscere e comprendere che Colui che ha creato l’esterno dell’uomo ha creato anche il suo interno. Così stolti da non rendersi conto del fatto che curare l’esteriorità e l’apparenza, senza curare, amare, abbellire, aggraziare i pensieri intimi, i dialoghi interiori, le scelte decisionali profonde, è pura perversione, è un’azione spirituale e intellettuale che sconnette l’uomo dalla vita, lo sospinge a rinnegare Dio e la propria origine divina. C’è una cura per questo terribile virus? L’uomo può guarire da questa terribile patologia, anche quando è allo stadio terminale? Sì! Gesù stesso rivela la cura: Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro. La cura che Gesù rivela per curare il virus dell’ipocrisia, e tutte le disarmonie spirituali e psichiche provocate dal virus, è la gratuità. Dai primi sintomi alla patologia conclamata, l’ipocrisia si può sempre curare con la gratuità, con il dono di se stessi, con la condivisione delle proprie energie, sostanze, ricchezze. Imparare a vivere la gratuità, predisporsi a fare le cose gratis, senza attendere e cercare ricompensa, plauso, successo, riconoscenza, è la cura contro qualsiasi forma di ipocrisia. La gratuità praticata con costanza e con amore purifica tutto, ma proprio tutto della vita dell’uomo in tutte le sue dimensioni, nella dimensione spirituale, psichica e fisica. Quando l’ipocrisia sta aggredendo l’uomo con la sua mortale tossicità, non c’è altra cura, perché egli possa guarire e purificarsi completamente, che generare la gratuità.
Gratuità è pregare in segreto per i fratelli, per il mondo, perdonare in segreto amici e nemici, donare il proprio tempo a chi ha bisogno, donare le proprie energie creative, economiche, senza mai nulla chiedere in contraccambio. L’ipocrisia sporca e inquina tutto dell’uomo, la gratuità purifica e sana tutto dell’uomo.

Padre Armando CARPENEDO. La scienza di Francesco

Padre Armando CARPENEDO. La scienza di Francesco

Si racconta di San Francesco nello Specchio della perfezione (Cap. 53), che un giorno venne da lui un dotto frate dell'ordine dei predicatori e gli espose una perplessità su un passo biblico. Francesco, pur non avendo gli studi del predicatore, aveva la scienza dell'esperienza umile del Signore. E, di fatto, la sua risposta chiarì i dubbi del frate che se ne andò esclamando: «Fratelli miei, la teologia di quest'uomo, attinta a purità e contemplazione, è aquila che vola; mentre la nostra Scienza striscia con il ventre a terra». Un'immagine e un contrasto eloquenti per dire che c'è una scienza che viene dallo studio dei libri e una scienza che viene dalla contemplazione del Volto. La prima rischia di gonfiare, la seconda, fondata sulla semplicità dell'amore edifica e illumina. Beato chi sa congiungere entrambe le scienze.
IMPARIAMO A RIFLETTERE SULLA PAROLA DI DIO.

lunedì 14 ottobre 2019

Padre Armando CARPENEDO. I segni

Padre Armando CARPENEDO. I segni

Quanti di noi, soprattutto quando sono posti davanti a grandi scelte, non chiedono al Signore un segno, un'indicazione per capire quale sia la sua volontà? Pensate che questa richiesta che viene da un cuore sincero irriti il Signore? No! Non in questo senso parla Gesù della generazione malvagia che chiede segni. C'è un chiedere segni, segnali, lumi e illuminazioni per vedere e per mettersi in cammino. E questo è un lavoro benedetto. Ma c'è un chiedere segni, sempre altri segni, per non vedere, per mancanza di volontà di cambiamento e di abbandono al Signore. Si chiede il segno non per avere luce, ma per avere scuse. Si vuole comprendere di più, non per donarsi di più, ma per guadagnare tempo. E mai espressione più ingannevole! Perché non si sta guadagnando tempo, si sta sprecando la propria vita, l'occasione dell'unica opera che conta: fare la volontà del Signore. Dire il proprio fiat.
Buon Lunedì.