domenica 19 dicembre 2021

Bello Gallico 2021 - Gara di corsa su sentieri nella Vallonia (Belgio) - 160km 2000 D+

Bello Gallico 2021 - Gara di corsa su sentieri nella Vallonia (Belgio) 160km 2000D+



Per questa fine d’anno ho voluto riprovare questa corsa. L’ho fatta insieme a Oriele perché dovevamo testarci per la corsa in Spagna di 350km che si svolgerà nella terra di Tarragona in Spagna.

L’abbiamo camminata quasi tutta per vedere come sarebbe stata la risposta delle nostre gambe e devo dire che è andata bene.

Siamo arrivati in Belgio in macchina passando per la Svizzera, Francia, Lussemburgo, Belgio, circa 10 ore passate a discorre del più e del meno.

In Lussemburgo ci siamo fermati per una sosta, per mangiare e per fare il pieno alla macchina perché costa meno (1,3€/L); abbiamo fatto anche il pieno di birre!

Arrivati a Leuven  siamo andati nell’alloggio che avevamo trovato (No Comment) e siamo andati a cercare un supermarket per acquistare cibo per la sera.

Dopo di che siamo andati alla partenza per ritirare i pettorali. Il luogo è De Roosemberg nel Oud-Heverlee un centro sportivo in prossimità di un lago.

Il ritiro dei pettorali è stata una cosa molto veloce, bisognava sostare il minimo possibile nei luoghi chiusi.

Le misure anticovid sono semplici ma funzionali.

·  I CP sono ancora "alla maniera della Leggend"  quindi molto forniti in termini di cure, cibo e bevande. Forniamo a ogni CP qualcosa di salato da mangiare, oltre agli snack. Forniamo panini, zuppe, involtini, hot dog e croques.

·  Per gli escursionisti e i corridori delle 100 miglia, mettiamo a disposizione un vero e proprio checkpoint al coperto nella stanza De Roosenberg. Prendono un pasto caldo qui e trovano la loro sacca e le provviste all'interno.

·  Sugli altri CP chiediamo di stare il più possibile fuori; le provviste (e anche il drop bag in Pécrot) saranno sempre fornite all'esterno. Se per qualche motivo devi/vuoi stare in casa, questo è possibile a condizione che la qualità dell'aria (misurata dai nostri misuratori di CO2) sia sufficiente. Diciamo che se non avevi problemi seri non potevi stare al chiuso.

·  All’arrivo non è possibile farsi la doccia.

Dopo il ritiro dei pettorali siamo andati nell’appartamento per la cena: pasta bistecche e vino.

Abbiamo preparato gli zaini e l’abbigliamento per la partenza. Bene o male i nostri zaini erano pressoché simili,

nello zaino:

  • 2 pile frontali e la luce posteriore lampeggiante.
  • Un cambio completo.
  • Calze, cappello, buff, guanti, solette per le scarpe.
  • GPS, Cellulare e pile di scorta.
  • Un piumino.
  • Scorta alimentare 3 barrette, 1 gel, delle gomme da masticare, 2 borracce con dentro una miscela di Sali ecc. al Mango.

Nella Drop-Bag da lasciare a metà percorso:

  • contenitore di miscela per le borracce.
  • Un cambio completo sia intimo che lungo, calze, cappello, buff, guanti, solette per le scarpe.
  • Bastoncini.
  • Scarpe di scorta.
  • Batterie e un secondo GPS.

Il percorso in breve:

100 miglia inglesi (160 chilometri), partenza alle 4:00 di sabato mattina da Oud-Heverlee, 2500 metri di dislivello, 36 ore tempo massimo di arrivo, sette ristori, bel percorso, molto fango, ottima organizzazione. Il percorso è praticamente un anello di 80 chilometri da fare in entrambi i sensi, orario e antiorario. Per rientrare nei cancelli bisogna andare ad una velocità media di 4,5km/h.



Il percorso era diviso in quattro sezioni da ripetere 2 volte. 

Roosenberg-Bierbeek-Pécrot abbastanza semplice. 

Pécrot-Ottenburg-Roosenberg difficile perché era la parte dove si concentrava tutto il dislivello e la maggior parte del percorso erano fiumi di fango.


Tra Pécrot e Ottenburg c’era un tratto lungo il fiume Deile che, più che un sentiero sembrava un fiume di fango, la gamba affondava fino al polpaccio.










 

Tra Ottenburg e Roosenberg c’era un sentiero stretto trasformato anche lui in un fiume di fango con 100 metri di dislivello, sui due lati un recinto di filo spinato elettrificato che non era il caso di afferrarlo.



Può sembrare una gara facile ma dipende dalle condizioni, temperatura massima 5 gradi, di notte 0 gradi, nebbia e pioggerella tutto il giorno, il sole sorgeva alle 8:00 e tramontava alle 16:30, molto fango e guadi; anche il covid ci ha messo la sua parte, i ristori (a parte quello di metà percorso) erano all’aperto.

Sono proprio queste cose che mi piacciono del Trail, che lo rendono così avventuroso. Camminare, correre, riuscire a tenere un ritmo, decidere se proseguire o riposarsi, sedersi un po’, sentire dolore e proseguire lo stesso, sentire freddo o caldo, non aver fretta ma gestire il tempo. Quando la testa ti dice di fermarti e vedi tutto negativo, tu vai avanti lo stesso, prima o poi il sole sorgerà di nuovo.



L’appartamento che abbiamo trovato si trova in centro a Leuven (Lovanio) a 15 minuti dal luogo di partenza.

Dopo aver ritirato il pettorale rientriamo nell’appartamento per cenare, pasta integrale con sugo piccante calabrese, bistecca di tacchino e vinello bianco. Ha fatto tutto Oriele, io sono un disastro in cucina, mi limito a sistemare il tutto.

Prepariamo gli zaini, e ci sembrano leggeri, scopriremo poi durante la corsa che sono tra i più voluminosi presenti.



Verso mezzanotte veniamo svegliati da delle urla agghiaccianti sulle scale, non capiamo bene quello che dicono, poi arrivano altre persone per assicurarsi che vada tutto bene, vogliono chiamare la polizia, poi sembra calmarsi il tutto. Il chiacchiericcio va avanti fino alle 2 di notte.

La sveglia suona alle 3, facciamo colazione con the e biscotti  e finiamo la pasta avanzata dalla sera prima. Ci vestiamo per la corsa, io ho un intimo lungo e caldo, dei pantaloni al ginocchio, una canotta traforata da ciclismo, una maglia a maniche lunghe, la solita maglia a maniche corte con grosse tasche sul petto, 2 buff guanti e calze con le dita. Prima di mettere le calze eseguo la procedura che mi ha indicato la podologa, prima polvere per asciugare bene i piedi, poi gel di protezione sulle e tra le dita, serve per non far rimanere umidità. Crema idratante sulle piante e sui talloni.

Siamo pronti? SI!

Azz. Però sono le 3:45 è meglio che ci sbrighiamo. Prendiamo la macchina e impostiamo il navigatore. Non so come, ma ci fa fare un’altra strada. A due chilometri dal luogo di partenza Sorpresa?! La strada è chiusa e dobbiamo tornare indietro fino a Leuven per cambiare strada.

Acceleriamo un po’ e dei flash mi segnalano che ho preso una multa, iniziamo proprio bene.

Arrivati alla partenza alle 4:15, sono già partiti da 15 minuti, vediamo in lontananza le luci degli ultimi. Posiamo le borse e TIM (l’organizzatore) mi chiede se ho preferito dormire un po’ di più, poi ci accompagna alla partenza.

Iniziamo corricchiando, la strada è lunga ma non vorremmo essere proprio gli ultimi.

Dopo 4 / 5 chilometri iniziamo a raggiungere gli ultimi concorrenti che stanno camminando (la faranno tutta camminando).

Il tracciato è segnalato bene, dove c’è un bivio ci sono le frecce che ti indicano dove andare, comunque abbiamo anche il GPS con la traccia.

Arriviamo al primo CP1 (Bierbeek) 19,2km alle 6:41 (2h 30min.). il CP è all’aperto e la temperatura è vicina agli 0 gradi. In compenso il CP è ben fornito di alimenti e bevande calde e fredde.



 



Ci fermiamo poco, anche perché fa freddo.

Proseguendo da questo CP attraversiamo prima un paesino e poi ci addentriamo nelle campagne su strade bianche dove tira un vento frizzante.



Dopo un radar satellitare entriamo in una foresta e, dopo dei brevi Sali/scendi arriviamo al CP2 Precot, situato in un campo sportivo 41,9km alle 10:08 (6 ore).

 




C’è molto da mangiare in questo CP, ma sempre all’aperto, la struttura al chiuso è dedicata  per chi ha dei problemi.




Mangiamo del buon brodo di verdure e 2 piadine arrotolate con prosciutto.

Ripartiamo e subito incontriamo molto fango, a dire il vero dovendo aggirare il laghetto e il fiume Dyle ci imbattiamo in un vero e proprio acquitrino, per 6 chilometri fango che ti arriva al polpaccio e nessuna possibilità di evitarlo.

Arriviamo così al campo sportivo di Ottenburg dove si trova il CP3 61,3km alle 13:25 (9 ore).. Anche qui mangiamo voracemente, sembra che sia da settimane che non mangiamo.

Ripartiamo e, dopo 6/7 chilometri, ci troviamo in alcuni campi  dove il sentiero si è trasformato in un fiume di fango. Riusciamo, scivolando non poco a passare questo tratto.




 

 

Ripartiamo sempre nel fango e in 20 chilometri arriviamo al CP4 di metà percorso Roosemberg (che è anche il punto di partenza e di arrivo della gara) 81,5km. Sono le 16:54 e siamo riusciti ad arrivare fino a qui senza dover riaccendere la pila frontale.



Ci fermiamo un’oretta perché ci sistemiamo per affrontare la seconda parte del percorso di notte.

Mi cambio completamente i vestiti, le scarpe però le tengo, mi sto trovando proprio bene con le Altra, non mi fanno male e stranamente sembrano asciutte dentro. 

Metto il gel tra le dita dei piedi e la crema dalle altre parti. Mangiamo un riso piccante con carne e peperoni, beviamo una birra, mangio anche un panino col prosciutto e formaggio.





Quando ripartiamo dal CP sono le 18. Abbiamo già la pila frontale accesa e ci imbattiamo nella partenza della 80 miglia walk. Tim (l’organizzatore) ci fa passare e poi dopo poco da il via.



Anche se è una walk molti iniziano correndo e ci superano senza problemi (tanti poi li recupereremo lungo il percorso).

La seconda metà del percorso è semplicemente lo stesso fatto all’andata solo che al contrario, in senso antiorario.

Conosciamo già il percorso e sappiamo cosa ci aspetta, solo che col buio diventa più complicato mettere i piedi nei posti giusti.






Al CP5 Ottenburg arriviamo alle 21:24, hanno acceso un falò per riscaldare i concorrenti.



Il livello di energia è diminuito in modo evidente in questa seconda parte, anche a causa del buio e della nebbia che riducevano la visibilità.




Da qui fino al CP7 per me è stata una sofferenza a causa del sonno, come al solito quando viene buio faccio fatica a rimanere sveglio; per fare questi 40 km abbiamo impiegato quasi 9 ore.

Grazie alla compagnia di Oriele abbiamo concluso questa seconda parte con tranquillità, ogni tanto, quando mi addormentavo camminando, mi richiamava all’ordine e mi faceva destare dal torpore.



Al CP7 (Bierbeek) mi devo fermare per forza e chiedere per un po‘ gli occhi. Alla fine sto fermo quasi un’ora con 2 coperte addosso, però mi sono addormentato subito su una sedia.

Quando ripartiamo sono le 7:20. Mi sento meglio e soprattutto non ho più sonno. Con passo allegro andiamo verso l’arrivo e ci impieghiamo meno del previsto, arriviamo alle 10:15.



Quando entriamo nella sala Roosenberg a Oud-Heverlee siamo accolti da un caloroso applauso da parte dei volontari e dei corridori ancora presenti.

Saliamo sul palco dove riceviamo la medaglia da finisher e soprattutto una birra Kerel. Ci offrono anche un piatto di riso e peperoni con carne o verdure e chiaramente una buona birra.

 




Mangiamo e ci laviamo alla bene meglio in un lavandino, a causa del covid non si possono fare le docce.

Ora dobbiamo rientrare in Italia ma per rientrare è obbligatorio fare il tampone. Con l’aiuto di Tim e sua moglie contattiamo sua sorella che ha una farmacia e così dopo aver salutato tutti andiamo a farci il tampone.


L’esito è negativo quindi possiamo rientrare in Italia.

Ogni 2 ore ci diamo il cambio alla guida così riusciamo anche a riposare. Oriele appena si mette al posto del passeggero inizia a russare.

Alle 21 circa ci fermiamo a Berna per magiare qualcosa e sgranchire le gambe.

C’è anche un Burger King nella piazzola di sosta, ma ci guardiamo bene dal prendere qualcosa, un panino costa 20 Franchi. Mangiamo quello che è avanzato dal giorno prima, Oriele un panino col prosciutto e io latte e biscotti.

Arriviamo a casa alle 01.00.

In nessuna frontiera (Italia, Svizzera, Francia, Lussemburgo, Belgio) ci hanno chiesto e controllato niente, per fortuna che per entrare in Italia, anche se avevi le 3 dosi, ci voleva un tampone fatto nelle 48 ore prima…

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Aneddoto:

Un crogiolo di lingue.

Il Belgio ha 3 lingue ufficiali: Olandese (55%), Francese (36%), Tedesco (2%), e una serie di lingue non ufficiali: Vallone, Piccardo, Champenois, Lorenese, Yiddish. La maggior parte degli abitanti ha come seconda lingue l’Inglese.




Io non so parlare nessuna lingua, ma le mie varie esperienze in giro per il mondo mi hanno permesso di essere abbastanza disinvolto nell’affrontare le diverse situazioni che si possono incontrare. Riesco, guardando in faccia la persona che mi sta parlando e vedendo come gesticola o si esprime, di capire il senso di quello che mi sta chiedendo.

Ad esempio, mentre eravamo su una strada ci affianca una macchina e il conducente ci chiede “Welke race heb je?” E io gli rispondo “it's a one hundred and sixty kilometer race”. Oriele mi guarda sbigottito e mi chiede come ho fatto a capire che mi stava chiedendo quanto fosse lunga la corsa; sinceramente non lo so, mi sembrava così naturale …

Oriele, quando incontravamo qualcuno sui sentieri che ci salutava, gli rispondeva con le stesse parole anche se non sapeva di cosa si trattava. Speriamo non siano state parolacce.


giovedì 25 novembre 2021

le Guerre Puniche

Da internet

Le guerre vengono chiamate “puniche” perché si svolsero tra Roma e Cartagine, capitale di un piccolo impero che dal Nord Africa si estendeva fino alla penisola iberica e in Sicilia, città dell’odierna Tunisia, a pochi chilometri da Tunisi. Punici è il nome con cui i romani chiamavano gli abitanti di Cartagine e deriva probabilmente dall’aggettivo latino poenus, che vuol dire “fenicio” (Cartagine fu in origine un’antichissima colonia fenicia).

Intorno alla metà del III secolo prima di Cristo, Roma aveva sottomesso i popoli italici che abitavano l’Italia centrale e meridionale, ma non la Sicilia che era in gran parte controllata da Cartagine, a eccezione di Siracusa, dove c’era un regno autonomo.

Fu proprio la Sicilia il terreno di scontro della Prima guerra punica. Fino a quel momento i rapporti tra Roma e Cartagine erano stati pacifici, ma l’idea di conquistare la Sicilia e ottenere il controllo delle fertili terre siciliane e delle moltissime rotte commerciali che facevano tappa nei porti dell’isola convinsero i romani a dichiarare guerra ai cartaginesi. La Prima guerra punica iniziò nel 264 a.C., con lo sbarco in Sicilia delle forze romane comandate dal console Appio Claudio Caudice. Dopo molte battaglie terrestri, nel 261 a.C. con la conquista di Agrigento i romani sconfissero definitivamente i cartaginesi stanziati in Sicilia. Ma la guerra non era ancora finita, e negli anni successivi si spostò sul mare, su cui i cartaginesi dominavano incontrastati.

L’esercito romano cercò di invadere l’Africa e arrivare a Cartagine, guidato da Marco Attilio Regolo, ma ebbero la meglio i cartaginesi. A quel punto Cartagine provò a riprendersi la Sicilia, con al comando il generale Amilcare, che però dovette arrendersi ai romani in seguito alla sconfitta nella battaglia delle Isole Egadi del 241 a.C. che segnò la fine della Prima guerra punica.

Negli anni seguenti Cartagine provò a espandersi nella penisola iberica, per compensare la perdita della Sicilia. Nel 219 a.C. il generale cartaginese Annibale, figlio di Amilcare, attaccò la città di Sagunto, nell’odierna Spagna, alleata dei romani. Gli abitanti di Sagunto chiesero quindi aiuto a Roma che chiese a Cartagine di sconfessare Annibale. Cartagine però si rifiutò e dichiarò guerra a Roma. Nel 218 a.C. Annibale partì dalla Spagna con più di 50mila uomini e 37 elefanti, secondo le fonti dell’epoca, per invadere l’Italia.

Attraversò le Alpi, sconfisse i romani in diverse importanti battaglie nella Pianura Padana e poi passò vicino a Roma, senza provare ad assediarla, arrivando poi fino in Puglia, dove ottenne un’importante vittoria nei pressi della città di Canne. Nel frattempo i romani, sotto la guida del console Quinto Fabio Massimo, riconquistarono un po’ alla volta le zone del Centro Italia che erano state occupate dai cartaginesi. Quinto Fabio Massimo, che in seguito venne soprannominato “il Temporeggiatore”, cercò di sconfiggere i cartaginesi con una guerra di logoramento, evitando battaglie in campo aperto, rimanendo perlopiù sulla difensiva e cercando di circondare Annibale e lasciarlo senza rifornimenti. La tattica di Quinto Fabio Massimo funzionò, e poco alla volta l’esercito di Annibale si trovò di fatto isolato in Calabria.

Nel frattempo il proconsole della Sicilia Publio Cornelio Scipione (in seguito soprannominato “l’Africano”) provò ad approfittare di questo momento di stallo per invadere l’Africa e conquistare Cartagine alla guida di circa 30mila uomini. Annibale decise quindi di tornare a Cartagine dopo 34 anni di assenza per difenderla da Scipione. La battaglia decisiva si svolse a Zama, nel 202 a.C.: vinsero le truppe romane e finì così anche la Seconda guerra punica. A Cartagine vennero imposte punizioni severissime, divenne un protettorato di Roma senza possibilità di avere un esercito, la sua flotta mercantile venne ridotta al minimo e dovette cedere la penisola iberica a Roma.

Negli anni seguenti Cartagine diventò quindi molto più debole, e i suoi territori vennero più volte invasi dagli eserciti della Numidia, antico regno berbero. Dopo l’occupazione dei numidi della città cartaginese di Oroscopa, nel 150 a.C. Cartagine decise di rompere i patti stretti con Roma alla fine della Seconda guerra punica e apprestò un esercito di 50mila soldati per riconquistare la città. Roma, anche per il timore che i numidi acquistassero troppo potere nel Nord Africa, decise di dichiarare guerra a Cartagine per aver rotto il patto. Nel 149 a.C. iniziò così la Terza guerra punica, che fu però molto più breve delle precedenti.

Ai romani bastarono tre anni per sconfiggere i cartaginesi: le truppe romane guidate da Publio Cornelio Scipione Emiliano (detto “l’Africano minore”), bloccarono i rifornimenti che giungevano a Cartagine via mare, e assediarono la città per tutto l’inverno del 147 a.C. L’attacco finale fu lanciato però solo nel 146 a.C., quando l’esercito romano attaccò e sconfisse definitivamente Cartagine, radendo gli edifici al suolo e dandole fuoco. In quell’occasione, si narra, l’anziano emissario romano Marco Porcio Catone pronunciò di ritorno dall’Africa la celebre frase “Carthago delenda est”, “Cartagine deve essere distrutta”, sostenendo la necessità di distruggere la capitale punica per non rischiare che in futuro potesse rappresentare una minaccia: e così fu.

martedì 28 settembre 2021

MEGARACE 2021

Resoconto della Megarace2021.

È la prima volta che arrivo preparato molto bene ad una gara, fisico, mente e materiali sono al TOP, penso di fare bene questa volta.

Decido di andare in Germania in macchina.

Raggiungo Gutenland in auto passando attraverso la Svizzera. Da Gutenland tramite 4 treni vado a Bayerisch Eisenstein e poi raggiungo la località di partenza della gara Seebachschleife.

La gara è così suddivisa:

·         Loop01= 52.5 km 1.550 D+

·         Loop02= 32.5 km 750 D+

·         Loop03= 78.5 km 3000 D+ --- LifeBase 1 [100 Miles Finish]

·         Loop04a=: 78.5 km 2.450 D+

·         Loop04b= 93.5 km 1.950 D+ --- LifeBase 2

·         Loop04c= 95 km 1,750 D+ --- LifeBase 3

·         Loop05= 103 km 3.150 D+

·         Loop06= 15 km 100 D+ --- LifeBase 4 [550 km Bronze Medal]

·         Loop07= 60.5 km 720 D+

·         Loop08= 62 km 1,110 D+ --- LifeBase 5 [670 km Silver Medal]

·         Loop09a=  73 km 1,010 D+

·         Loop09b=  103 km 1,760D+ --- LifeBase 6

·         Loop09c= 85 km 1.180 D+

·         Loop09d= 69 km 1,575 D+ --- FINISH



I cancelli orari sono i seguenti:

Cut-Off 1: at km 85 Seebachschleife Aidstation 2 - 27 hours: Monday, 13th midday
Cut-Off 2: at km 165 Seebachschleife Lifebase 1 - 55 hours: Tuesday, 14th 4.00 pm
Cut-Off 3: at km 235 Alpe Aidstation 3 - 78 hours: Wednesday, 15th 3.00 pm
Cut-Off 4: at km 330 Passau Lifebase 2 - 102 hours: Thursday, 16th 10.00 pm
Cut-Off 5: at km 390 Grafenau Aidstation 4 - 122 hours: Friday, 17th 6.00 pm
Cut-off 6: at km 440 Seebachschleife Lifebase 3 - 138 hours: Saturday, 10.00 am
Cut-off 7: at km 550 Gütenland Lifebase 4 - 174 hours: Sunday, 8.00 pm
Cut-off 8: at km 680 Gütenland Lifebase 5 - 222 hours: Tuesday, 21th 4.00 pm
Cut-off 9: at km 840 Marktredwitz Lifebase 6 - 279 hours: Thursday, 23th midnight
Last Finish: at km 1.001 Gütenland - 324 hours: Saturday, 25th 9.00 pm

Le AIDSTATIONS e le Basi Vita sono le seguenti:
AID 1: km 52 - SEEBACHSCHLEIFE
AID 2: km 85 - SEEBACHSCHLEIFE
AID 3: km 132 - HOHENWARTH
       LIFEBASE 1: km 165 - SEEBACHSCHLEIFE [WALDHOTEL SEEBACHSCHLEIFE]
AID 4: km 235 - ALPE
       LIFEBASE 2: km 330 - PASSAU [HOTEL ATRIUM]
AID 5: km 390 - GRAFENAU
       LIFEBASE 3: km 440 - SEEBACHSCHLEIFE [WALDHOTEL SEEBACHSCHLEIFE]
AID 6: km 543 - GÜTENLAND
       LIFEBASE 4: km 558 - GÜTENLAND [CAMPSITE EIXENDORF LAKE]
AID 7: km 620 - GÜTENLAND
       LIFEBASE 5: km 680 - GÜTENLAND [CAMPSITE EIXENDORF LAKE]
AID  : not fixed but 1 station at ~750/760 (depends on the number of runners/corona situation, we will prepare car-support teams)
       LIFEBASE 6: km 840 - MARKTREDWITZ [HOTEL MEISTER BÄR]
AID  : not fixed but 1 station at ~920 (depends on the number of runners/corona situation, we will prepare car-support teams)
       FINISH 1.001 km

Al briefing ci raccontano u  po’ come sarà il percorso e insistono sul fatto che “tutti i partecipanti sono a proprio rischio e pericolo, in completa autonomia”

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Megarace 2021

Benvenuto a MEGARACE 2021, la tua corsa avventurosa di oltre 1.001 chilometri senza sosta!

Con questa gara poniamo nuovi limiti nel campo dell'ultra running. Mai prima d'ora una tale gara è stata organizzata e ha cercato di assolvere una tale distanza senza sosta.

Per affrontare questa gara servono poche semplici regole che valgono per tutti i partecipanti.

1. Tutti i partecipanti sono a proprio rischio, pericolo e in completa autonomia responsabilità.

La direzione della gara e tutti gli aiutanti coinvolti sono esenti da qualsiasi responsabilità.

In caso di incidente, chiamare il numero di emergenza 110, in ogni caso, e solo successivamente informare la direzione della gara.

Si prega di non sottovalutare le esigenze della gara.

Coloro che finiscono la gara in anticipo dovrebbero farlo in una stazione ufficiale, se possibile.

Ti porteremo poi in uno delle nostre stazioni più grandi: Bayerisch Eisenstein o Gütenland. Dopo aver raggiunto questi stazioni termina il nostro servizio, come la gara è finita per il partecipante.

Se la gara non è terminata in una stazione ufficiale c'è la possibilità di evacuazione dal percorso, a condizione che si trovi su una strada. Non evacuiamo di notte. L'evacuazione può richiedere fino a 24 ore.

 

2. Per concludere la gara sono assolutamente necessarie due cose:

A. Completare il percorso entro il tempo assegnato.

Il trasporto dell'attrezzatura obbligatoria è sempre necessario. Per questo scopo, ogni corridore riceve il cut-off table. Gli orari indicati sono obbligatori. Una stazione deve essere lasciata all'ora stabilita.

Non è previsto alcun prolungamento del tempo di gara per nessun motivo.

B. Ogni partecipante deve essere in grado di prendersi cura di se stesso in ogni momento. Se hai intenzione di dormire tra le stazioni un sacco a pelo e un materassino devono essere trasportati. Il sacco a pelo di emergenza non è sufficiente. Il sacco a pelo di emergenza è solo in caso di emergenza. Chiamare il 110 per l'attesa dei soccorsi.

Ogni partecipante riceverà un localizzatore GPS, cavo di ricarica e presa. Il dispositivo è da portare sempre acceso.

In caso di smarrimento o danneggiamento del dispositivo dovranno essere pagati 100€ all’organizzazione gara.

 

3. Motivi di squalifica

Superamento degli orari limite.

Accorciare la traccia.

Utilizzo di veicoli per superare la pista.

Ripetuta disobbedienza alle istruzioni della direzione di gara.

Condotta gravemente antisportiva, condotta gravemente offensiva, condotta che ostacola lo svolgimento della gara o non presta assistenza. Commettere reati.

Equipaggiamento obbligatorio mancante.

Segnaliamo espressamente che il percorso è difficile. Le richieste di impegno per i  partecipanti sono estremamente elevate.

C'è la possibilità di avere un incidente, di ottenere danni permanenti al corpo e all'anima o anche per mettersi in pericolo per la propria vita. Il partecipante è consapevole del fatto che è unicamente responsabile del suo comportamento e ha scelto la sfida di sua spontanea volontà.

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Ci vengono consegnati i DropBag (borse contenente il materiale necessario per il completamento della gara) e i pettorali.

Con 2 DropBag le cose si complicano un po’ perché deve avere il doppio di tutto,

la prima di colore nero è per le BasiVita 1-2-3, la seconda è per le BasiVita 4-5-6.

Passo la giornata restante a preparare le DropBag e lo zaino, cercando la soluzione migliore per il materiale da portare.

Domenica mattina siamo tutti pronti e alle 9.00 precise viene dato il via.



Partono tutti molto forte, io tengo il mio passo senza guardare gli altri e completo i primi 2 loop 85km e 2300D+ in 14h e 16 minuti circa.

Fa molto caldo e stranamente, per il mio solito, i piedi sudano molto.

Mi  riposo un attimino, mangio qualcosa e dopo 2 ore (alle 2:22) riparto per il 3° loop.

È una tappa impegnativa di montagna, su e giù su sentieri e arriviamo fino al confine con la Repubblica Ceca.

In questa tappa inizia il problema con i piedi, fa caldo e ci sono diverse pozze d’acqua perché ha piovuto, provo a cambiare le calze ma ho le scarpe bagnate e il piede rimane asciutto per poco.  Sento un pizzicore sulle dita e provo a mettere della crema per proteggerli, ma vedo che le dita e la pianta del piede sono bianche e già macerati; ho una salvietta e cerco di tenere asciutti i piedi.

Dopo una lunga discesa arrivo all’AS3, alle 13 di lunedì; c’è una tenda, dove magio dei noodles con pomodori e uova.

Mi guardo i piedi e mi spavento, sono un disastro, la pelle dai mignoli e dagli alluci si sono staccate e si vede la carne, non posso nemmeno asciugare con il mercurio cromo pnoer poi far attaccare la pelle perché non c’è più la pelle.

Disinfetto tutto con il mercurio cromo, metto delle garze disinfettate e bendo il tutto con la garza Omnifix.

Riparto con Takao per ritornare Seebachschleife, i piedi fanno male e non riesco a correre, pazienza, cammino.



Arrivo a Seebachschleife (LB1) alle 20:30 circa. Ho fatto 78 km e 3000D+ circa in 16h.

Qui finiscono quei corridori che erano iscritti alla 100 miglia.

Qui è la prima Base Vita dove posso accedere alla DropBag nera.

Faccio una doccia e mangio abbondantemente, “ho una fame da lupi”.

Cerco di dormire un po’ tenendo i piedi puliti e disinfettati all’aria, tenendo separate le dita con delle garze sterili.

Prima di ripartire devo sistemare le dita per sentire il minor dolore possibile, un’impresa difficile perché devo arrangiarmi da solo e mi sembra di essere un contorsionista.

Fatta la solita procedura con mercurio cromo e bende, mi vesto e riparto alle 3:00 di martedì.

Il tratto che segue è un lungo passaggio in montagna di 79km e 2500 D+ per arrivare ad ALPE, una stazione sciistica.

Faccio gran parte del percorso da solo, gli ultimi 4 km li faccio con Radek un ragazzo Ceco. Questo tratto è quasi una Vertical che, risalendo la pista da sci, arriva ad ALPE (AS4); 69km 1700D+ in 13h.

Mi lavo, mangio e disinfetto bene i piedi, poi dormo 2 ore. Al risveglio i soliti 30 minuti /1 ora per sistemare e provare a proteggere i piedi, poi faccio colazione con the e biscotti e riparto. Thierry, Pavel e Takao che erano a dormire con me sono già partiti da un po’.

La partenza è tutta in discesa e visto che i piedi non mi fanno poi tanto male parto veloce. In breve raggiungo Philippsreut e inizio una lunga salita la Hochstein, la foresta pietrificata.

In questo tratto sto ascoltando il libro Zanna Bianca e mi distraggo facilmente sbagliando più volte strada, ne comporterà chilometri e dislivello in più.

È una bella salita, lunga circa 20km che sale regolarmente, in cima uno spettacolo mozzafiato, alberi pietrificati, sassi incastonati uno sull’altro rapaci che volano intorno a me.



Thierry l’ho superato che era ancora buio e qui incontro Pavel che si sta riposando.  Poco più avanti c’è un rifugio e decido di fermarmi li a fare colazione, sono le 8:00. Accidenti, il locale apre alle 9:00. Allora decido di proseguire,  da qui al confine tra Germania, Austria e Repubblica Ceca c’è qualche chilometro di saliscendi su sassi instabili e fango.



Arrivato in fondo inizio la lunga discesa verso Passau, a dire il vero è tutto un continuo saliscendi.

Inizia a venirmi un po’ di sonno e la velocità diminuisce notevolmente, fa anche molto caldo e i piedi iniziano sudare di nuovo e a farmi male. Mi fermo più volte ad asciugare i piedi e cambiare i calzini ma sembra tutto inutile. A 20km da Passau seguiamo un fiume piatto ma sta piovendo forte e i piedi sono sempre più umidi. Ultimo saliscendi a Passau ed arrivo alla BV2, sono le 21:44, 95km e 2300D+, ho impiegato per questo tratto più di 20h.

Mangio una pizza poi vado in camera e cerco di lavarmi e disinfettarmi bene i piedi, sono inguardabili.

Cerco di dormire un po’ di più, in questi giorni ho dormito poco. Dopo 4 ore mi sveglio e proteggo le dita con bende. Quando sono pronto scendo per fare colazione e poi ripartiamo insieme con Thierry e Takao.

Anche Thierry ha problemi con delle vesciche. Lui è un forte corridore, quando ha compiuto 50 anni ha vinto la Yukon Artic Ultra a -50°C e la TransOmania a + 50°C. Ha diversi sponsor e quando ha qualche problema ai piedi chiama la sua podologa  e con delle videochiamate si fa dire cosa deve fare. Un Grande!



I primi 30 km si svolgono lungo il fiume Ilz e a Schrottenbaummuhle mi fermo a mangiare una buona frittata e bere una birra, mangio più di un orso appena uscito dal letargo.



Gli altri sono più veloci e a me fanno male i piedi, non riesco a correre, solo a camminare.

Finito il fiume inizio a salire verso Grafenau dove c’è l’AS5; sta ancora piovendo e quindi decido di fermarmi un po’  sperando che smetta.

Dopo 2 ore riparto, il tempo non sembra migliorare quindi metto il poncho e inizio a camminare. A Klingenbrunn ho sonno e mi fermo in una rientranza di una casa per dormire mezzoretta.



Riparto  che è ancora buio. Per  guardare il GPS con il buio ho la necessità di mettere gli occhiali e visto che piove non è molto comodo, sono sempre appannati.

Arrivo a Zwiesel che inizia ad albeggiare e il sentiero si snoda su un sentiero tortuoso lungo il fiume pieno di radici affioranti. I piedi tra colpi e pozzanghere di fango sono uno schifo.

Arrivo alle 7:40 a Seebachschleife 4 ore dopo gli altri. I piedi mi fanno male ma cerco di non pensarci.

Mi faccio una doccia e mangio. Cerco di dormire ma non ci riesco, allora impiego più di un’ora per sistemare al meglio i piedi e riparto insieme a Thierry alle 12:00, anche lui non ha risolto del tutto i problemi con le vesciche sotto i piedi.

Saliamo questa lunga salita di 10 km abbastanza tranquillamente ma sempre camminando. Quasi in cima Thierry ha dei forti dolori sotto la pianta dei piedi e chiama la sua podologa. Dopo una lunga conversazione lo consiglia di ritirarsi perché sarebbe solo una sofferenza e l’unico modo per risolvere il problema è quello di stare fermo.

Ci salutiamo con dispiacere e, mentre lui torna indietro, io proseguo in avanti verso il Gross Arber 1456mt.

Questo tratto è molto lungo e lento fatto di continue salite e discese, dopo il Gross passiamo al Kleiner Arber 1384mt, Enzian 1287mt, Heugstatt 1262mt, Reischflecksattel 1142mt, Schwarzeck 1235mt, Hangerder Riegel 1183mt, Waldwiesmarterl 1145mt, Ordriegel 1156mt, e poi una discesa fino a Eck 840mt.



Arrivo a Eck col buio ma per fortuna ho percorso tutte queste creste con il chiaro, piene di rocce e pietre grandi è un continuo salire e scendere gradini.

In questo tratto facendomi male per le vesciche il piede sinistro, appoggio il peso maggiormente sulla gamba destra, ma questo mi provoca un’infiammazione al Tibiale e a una sindrome da stress Shin Splints (così mi ha detto il medico). Questo mi provoca che non posso più piegare la caviglia e rimane rigida e immobile.

A Eck c’è un ristorante, cosa faccio? Beh naturalmente per far riposare i piedi mi fermo a mangiare e il ristoratore mi lascia a disposizione una saletta per dormire 2 ore.

Riparto dal ristorante che sono le 23 e subito si con una salita al Gross Riedestein 1132mt, e poi sempre abbassandoci ma con continui saliscendi nel bosco arrivo alla AS6 a Furth im Wald al confine con la Repubblica Ceca in un campeggio.

Oramai i piedi sono irrimediabilmente compromessi  ma cerco di sistemarli alla bene meglio. I 2 volontari alla AS6 mi guardano perplessi  e non capiscono come possa continuare.

Dopo circa 2 ore riparto dalla AS6 in direzione di GutenLand. Ogni volta che sistemo i piedi e riparto mi sembra che le cose vadano meglio, ma la sensazione dura poco.

Questa parte di percorso non è difficile e si potrebbe anche correre, ma non ce la faccio proprio, riesco solo a camminare.

Incontro diversi animali lungo questo tratto,lepri, daini, lontre, cinghiali, ecc.

È un parco naturale bellissimo.

Arrivo sul lago di Eixendorfer e percorro la parte meridionale di esso per arrivare al campeggio di Haus Seeblick dove è situato il Campo Base della MegaRace.

Da Seebachschleife a GutenLand  il percorso è di 105km e 3500D+ percorso in 27h, arrivo alle 21:30.

Dopo essermi lavato mi faccio vedere dalla direzione di gara, mi dicono che con i piedi e una caviglia conciati in questo modo non posso proseguire. Sono amareggiato ma insistendo riusciamo ad arrivare a un compromesso, i prossimi 3 loop per un totale di 140 km  e 2200D+  mi permetteranno di arrivare al traguardo della Siver Medal – 670km. Li farò con i sandali per poter camminare con meno dolore.

Ho molto vantaggio rispetto ai cancelli circa 24h e ho ancora diversi concorrenti dietro.

Riparto la mattina, dopo un riposo più lungo del solito.  Il primo loop è il più facile, il giro del lago di Eixendorfer 16/17 km e 50mt D+, lo faccio in 3 h.



Mangio e mi preparo per affrontare il secondo loop.  Alle 15:00 parto per il giro nel parco di NeunBurg 65km e 1000mt D+ in 12h. Qui l’attività principale è l’agricoltura, campi coltivati a più non posso.

Quando viene buio un’infinità di laghi bellissimi dobbiamo attraversare peccato che non si riesca a fare le fotografie.

Quando cala il buio la vista, forse a causa anche della stanchezza, diminuisce notevolmente e devo aumentare la concentrazione per mettere a fuoco il GPS per non sbagliare strada; solo che, tra l’attenzione al GPS,  lo sguardo sul sentiero e la vista limitata dal buio a quello che illumina la pila frontale, quanti calci a rocce e radici…!

Arrivo a GutenLand alle 4:00 circa.

Riparto alle 9:00 circa per l’ultimo loop che mi è concesso fare. Un giro di nel parco dell’Oberer, un giro di 62km e 1300mt D+ in 15 /16h circa.

Arrivo alle 23:42 di lunedì a GutenLand.

Dopo un briefing con la direzione gara capiamo che è proprio impossibile per me proseguire, mancano 330km e 5600mt D+ tutti in montagna e impossibili da fare con i sandali. A mio malincuore accetto la decisione e concludo la corsa qui come Finisher della 670km con la Silver Medal.



Mi lavo e vado a dormire,  nella giornata di martedì arrivano i concorrenti che erano dietro di me e li vedo a poco a poco andare via e proseguire la corsa.


A mezzogiorno arrivano i miei 3 amici spagnoli gli ultimi concorrenti ancora in corsa; rimango con loro fino a quando ripartono, io seduto con i piedi su delle ceste per tenerli alti, loro, un passo dopo l’altro verso la conclusione dell’ultimo loop.



POST:

prima di partire per tornare a casa la batteria dell’auto ha deciso di lasciarmi a piedi. Anche se la ricaricavo, appena spegnevo la macchina la batteria andava KO.

Grazie al Team Ungherese siamo riusciti a farla ripartire e così sono potuto andare in un’autofficina per sostituire la batteria.

Arrivato a casa, per la riabilitazione ho passato una settimana in piscina e a fare stretching.

Il podologo durante la visita mi ha detto che ho sbagliato ad usare creme per tenere morbide le dita, dovevano rimanere solo asciutte.

Oggi vado dal fisioterapista per vedere la condizione della caviglia e della tibia, cerchiamo di capire perché questa ritenzione idrica e questo dolore non passano.

lunedì 9 agosto 2021

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mercoledì 7 luglio 2021

Via di Francesco

www.viadifrancesco.it

La Via di Francesco

Un unico cammino per raggiungere Assisi sui passi di San Francesco, partendo da Nord (La Verna) o da Sud (Roma)
Da Assisi si può decidere di raggiungere a piedi la Città Eterna seguendo la Via di Francesco - di Roma

La Via di Francesco è un itinerario a piedi, in bicicletta e a cavallo che collega tra loro alcuni luoghi che testimoniano della vita e della predicazione del Santo di Assisi; un cammino di pellegrinaggio, che intende riproporre l'esperienza francescana nelle terre che il Poverello ha calcato nelle sue itineranze. 
Proprio nell'aderenza alla storia di Francesco la Via trova la sua plausibilità e il suo fascino: i paesaggi sui quali l'occhio del pellegrino si posa sono i medesimi che hanno rallegrato il cuore semplice di Francesco; le località di tappa conservano la memoria delle sue parole e delle sue gesta; la gente che si incontra lungo il cammino è imparentata con lui. 
L'Umbria è rimasta, nonostante tutto, la terra di Francesco, nutrita di una spiritualità che parla di amore per le piccole cose, di rispetto e gratitudine per il creato, di accoglienza generosa dell'altro, chiunque egli sia.
Camminare lungo la Via di Francesco, allora, costituisce un autentico cammino dello spirito, che viene incontro al desiderio dell'uomo, anche dell'uomo d'oggi, di ricercare nelle profondità di se stesso il senso della propria esistenza. 
La figura di Francesco, che giganteggia in Assisi, meta del cammino, accompagna in realtà per tutto il percorso, parlando alla mente e al cuore del viandante della possibilità di condurre la vita quotidiana in piena armonia con il mondo, con l'uomo e con Dio. 
È un'arte di vivere preziosa, che è il più autentico frutto del cammino verso Assisi: un regalo che l'Umbria di Francesco è capace di fare al pellegrino, come ad ogni persona che le si accosti con l'animo aperto.