domenica 23 ottobre 2016

L'importante non è la meta ma il VIAGGIO: La corsa da Start a BV1 - Merens

Start - BV1 Merens Les Vals


“… mi sembra di aver sempre abitato qua, sotto le stelle, in mezzo alle rocce, in compagnia degli amici, essere un tutt’uno con la natura...”




La partenza avviene da Le Perthus al Fort di Bellegarde. Un inizio folkloristico con la sfilata di tutte le nazioni con le bandiere e la discesa dal ponte levatoio; da qui inizia la corsa.






Il percorso parte su un terreno molto agevole, in discesa su una strada bianca. Tutti partono alla grande, corrono! Siamo in pochi che camminano, io con calma con Marta Furlanetto camminiamo e chiacchieriamo.



Dopo qualche chilometro il sentiero inizia a stringersi e diventa tortuoso, il caldo è veramente forte ci sono dai 35 ai 40 gradi centigradi si suda parecchio e c'è molta umidità.



Quando entriamo nel bosco siamo tutti in fila, uno dietro l'altro e iniziano i saliscendi. Incontro Fabio e Filippo con cui facciamo tratti di percorso assieme; ci sono certe salite che sembrano interminabili. A causa del caldo penso, ci sono dei concorrenti sono già in crisi (sono passate solo poche ore …).




Arriviamo al primo checkpoint CP1-Eco Gite La Palette km34 dove possiamo mangiare e iniziare a capire come sarà da qui in poi il percorso … bello tosto!




Quando arrivo al primo checkpoint sta per iniziare a fare buio, mancano circa una decina di chilometri al secondo punto di controllo. Dopo aver mangiato un piatto di caldo di pasta al pomodoro, riprendo subito il cammino.



Arrivo col buio secondo checkpoint CP2-Arles sur Tech km41 situato in una palestra. Poche decine di metri prima  scorre Le Tech e visto che nel CP c’è solo un lavandino decido di tornare indietro per qualche centinaio di metri sul fiume dove mi immergo fino al collo in un’acqua bella fresca per togliermi di dosso quella sensazione di caldo e sudore.



Ritornato al checkpoint mangio della pasta, bevo acqua naturale e un po’ di Coca Cola, non c’è né la birra né l’acqua gasata. Normalmente preferisco il chinotto, ma in queste gare è difficile trovarlo. Mi cambio i vestiti (quei pochi che ho a disposizione) e dormo per un'oretta nel sacco a pelo sul parquet della palestra. Riparto verso mezzanotte attraversando il paese. Dopo poche centinaia di metri incontro l’amico Jin Cao con cui proseguiamo nel bosco.
C'è un buio intenso e in un punto, dove non è molto chiaro il sentiero da prendere, sbagliamo direzione. Ci accorgiamo solo dopo un’ora che siamo più bassi del tracciato corretto che si trova oramai 300 metri di dislivello più in alto a sinistra, e, siccome il bosco è fitto, decidiamo che è meglio tornare indietro piuttosto che provare a deviare a sinistra per raggiungerlo.

Ritornati sui nostri passi riprendiamo il percorso che a questo punto, ci sembra evidente. Inizia così una lunga salita e ci porta al checkpoint  CP3 -  Refuge de Batere km53.





Al CP3 le mie spalle sono molto doloranti visto il peso dello zaino(circa 13 kg); per alleviare il dolore provo a mettere un asciugamano arrotolato tra le spalle e lo zaino.

Questa soluzione mi salverà le spalle da un peggioramento. In questo checkpoint incontro anche Giuseppe Grange che sta riposando.

Appena inizia a far chiaro riprendo il cammino, siamo nel parco del Canigou.



Il picco di Canigou (Pica del Canigó) è la montagna più alta (2784 metri) dei Pirenei Orientali. Dicono che in giornate limpide si possa da qui vedere Barcellona.



Non saliamo fino alla cima ma le giriamo attorno per un percorso in senso antiorario che passa sul fianco della montagna.
Ci sono continui saliscendi, colli come il Col de Cireré,e attraversiamo diverse vallette … sembra non finire mai!
Nel primo pomeriggio arrivo al Refuge Mariailles dove mi fermo per mangiare un panino e bere una birra, se ne ha proprio bisogno dopo tutte queste ore.




Verso il tardo pomeriggio alle 18:00 circa, raggiungo il checkpoint  CP4 – PY km93 situato nel piccolo borgo della riserva naturale del PY.




PY è un piccolo paesino con un bar e il CP è costituito solo da una tenda e da una fontana dove lavarsi. Qui ritrovo Koichi Takeishi un amico giapponese molto simpatico. Assieme andiamo a prendere la solita birra al bar e mangiamo qualcosa. Purtroppo Koichi è un po’ in crisi ma cerco di spronarlo per continuare. Lui decide di ripartire subito mentre io mi riposo 30 minuti al CP.

Riparto che è ancora chiaro e poco dopo incontro Koichi che sta tornando indietro, ha bisogno di riposare, dice che gli gira la testa, saprò poi che si è ritirato perché quella sensazione non l’ha più lasciato. Dopo poco inizia a far buio, quindi con la frontale inizio a salire i sentieri che portano prima al Col Manet (1760 mt) e poi al Coll del Pal (2294 mt) dove tira un forte vento e scende della pioggia ghiacciata; ecco perché cerco velocemente di passare nell’altra valle dove inizio a scendere di quota per cercare riparato dal vento.
Sono tutti passaggi affascinanti con laghetti e gole molto strette (Gorges de la Caranca), peccato che sia buio!
Quest’aria frizzante mi ha fatto passare il sonno quindi continuo senza problemi. Il sentiero non è sempre evidente e ogni tanto devo tirar fuori il GPS per vedere se sono sulla strada giusta. Ogni tanto trovo lungo il sentiero qualcuno che si è fermato a dormire, c’è anche Joao che dorme, vedo che se la sta prendendo comoda, penso se la voglia proprio godere. Joao si porta dietro anche un caschetto d’alpinismo, mi a detto che su questo percorso con tutti i sassi e i passaggi che ci sono non vuole rischiare di picchiar via la testa.
Arrivo a un punto dove ci sono dei tracker che stanno dormendo, hanno anche un cane che mi tiene lontano dalle loro tende, ma il percorso passa proprio di li e attraversa il ponte sul Caranca, devo quindi fare un giro più largo, ma infine raggiungo il rifugio Du Ras de la Caranca; oramai sta facendo chiaro.




Mi faccio un the e mangio dei biscotti, mi sistemo i piedi con molta crema, e poi riparto dopo circa un’ora.
Il sole sta per sbucare da dietro le montagne e da una visione un po’ ovattata di tutto il paesaggio.

Dopo un breve tratto in piano, il sentiero devia a sinistra e, in salita, con diversi tornanti, mi porta al Col Mjtia.





Dal passo sulla sinistra si vede il Pic Redoun (2677 mt) mentre io scendo verso la valle Riu d’Aigues.


Si scende fino ad arrivare sulla sinistra orografica del fiume La Riberola, ma, per poter passare sull’altra sponda dove prosegue il GR10 dobbiamo risalire per la valle fino al rifuge de l’Orri.


Da qui si torna indietro verso sinistra e saliamo al colletto che ci porta in discesa a Planes.
In discesa si attraversano diversi pascoli con cavalli allo stato brado e piccole fattorie, in una di queste i proprietari hanno messo un tavolino con delle bibite e dei biscotti proprio per noi corridori.
Prima di arrivare al CP riesco nuovamente a sbagliare strada, sovrappensiero e con la testa già sconnessa non ho visto le chiare indicazioni che mi dicevano di girare a sinistra. Arrivato dopo qualche chilometro su una superstrada mi accorgo di aver sbagliato e ritorno indietro, proseguendo fino ad arrivare, verso mezzogiorno, al checkpoint CP5 – Bolquere km128 al di fuori dal paese in un centro sportivo.
Finalmente una doccia!
Fuori c’è un bel sole, è pomeriggio e fa caldo, l’unico problema sono i piedi: un disastro e cerco di farmeli sistemare alla meglio. In questo CP c’è Marco, il figlio di Marta che la sta aspettando, e mi fa uno stupendo regalo: una birra.



Dopo circa un'oretta e mezza riparto.

Come al solito da ogni CP, si parte in salita. Affrontiamo una bella strada bianca che diventa sempre più pendente. Ci sono diversi escursionisti che stanno salendo su questo bel sentiero che porta al lago des Bouillouses, trovo anche dei turisti italiani e con loro faccio un pezzo di strada fino al primo lago.




Proseguo poi sul sentiero che, in mezzo a una distesa sterminata di rododendri, mi porta al Refuge des Bouillouses e all’omonimo lago. Al rifugio trovo altri concorrenti, il terzetto di Singapore composto da Yeo Chris , Wei Ong Kai e Fink Katja che stanno mangiando un panino, mi unisco a loro perché ho sempre una fame primordiale.
Il percorso prosegue contornando tutto il lago dalla parte opposta,



A metà della diga mi accorgo di aver lasciato le borracce sul tavolo al Refuge e torno indietro a prenderle, per fortuna ho fatto solo poca strada!




Dopo aver passato il lago inizia la salita nel vallone de la Grava dove scende il fiume omonimo che poi diventa il La Tet che alimenta il lago. Siamo a 2000 metri e gli alberi iniziano a scarseggiare. Il tempo si sta guastando  e arrivano delle nubi minacciose.


Anche qui ci sono molti cavalli al pascolo, sono animali molto curiosi e vengono a vedere chi sei. Il passo che dobbiamo raggiungere, il Portella de la Grava, è a 2426 metri ed è ancora lontano ci vorranno circa 2 ore. Sul percorso passiamo anche dei tratti dove sono rimaste chiazze di neve.




Da qui si scende al lago Estany de Lanos e si prosegue per il Col Coma d’Anyell a 2470 metri.
Per fortuna sono arrivato qui che c’è ancora un po’ di luce, la discesa non è semplice, ci sono molte rocce e pietroni nella prima parte.





Un percorso in obliquo al buio lungo il costone del Pic de Madides porta fino al Refuge des Besines (2104 mt). Ci sono molte radici che escono dal terreno e bisogna stare attenti a non cadere. Arrivato al rifugio bevo qualcosa e cambio le pile della frontale perché faccio fatica a vederce, penso sia la stanchezza, ma non voglio fermarmi come fanno Chris e gli altri, voglio continuare per arrivare il prima possibile alla Base Vita 1.
Subito dietro al rifugio prendo le poco evidenti segnalazioni seguendo anche il GPS che portano a destra alla portella de Besines (2350 mt): bisogna stare attenti a non prendere al rifugio il bel sentiero che scende a sinistra, il GR107, cioè quello che va in direzione del Principato di Andorra.
La salita non è lunga ma la stanchezza è tanta e a metà salita mi devo per forza fermare, ho percorso troppi tratti con gli occhi chiusi. Non ho freddo ma fermandomi preferisco coprirmi un po’, sopra metto anche una mantella che mi copre tutto.
Scende qualche gocciolina di pioggia … A dire il vero mi sono accorto che rispetto agli altri che hanno già usato più volte giacca a vento e indumenti lunghi, io, per ora, non ho mai sentito freddo.
Dopo circa 20 minuti una pioggia più fitta mi sveglia, mi sistemo un attimino e riparto, non vedo nessuno ne davanti ne dietro, boh…



Raggiunto il passo inizio subito la discesa, sembra quasi uno spettacolo surreale la pioggerellina che, a poco a poco, diventa sempre più insistente fino a diventare un acquazzone. È proprio questa nebbiolina che non mi fa vedere più avanti di due o tre metri e così rallenta il mio cammino. Sono solo 14 i chilometri e 1600 metri di dislivello in discesa ma mi sembra un’eternità che sto scendendo, essendo da solo tra una pioggia intensa, il sonno e la nebbia che riflette la pila frontale mi sembra che questa discesa non finisca mai.
Più scendo e più aumenta la vegetazione e le piante cariche d’acqua che mi lavano quando ci passo vicino.
Mi sono fermato ancora diverse volte perché gli occhi si chiudevano. Alla fine, quando mancano solo 5 chilometri mi raggiunge un gruppo di spagnoli dove c’è anche l’amico Casademond e quindi decido di unirmi a loro per arrivare alla BV. Dopo 40 minuti arriviamo al campeggio dove è situata la base vita 1 BV1 – Merens km166, sono le 3:00.
Appena arrivato i ragazzi del CNR mi fanno subito i test fisici e psichici prima che mi addormenti. Dopo circa un’ora (in cui ho fatto diversi dormiveglia) finisco i test e posso finalmente andare in tenda dove, con grande gioia, ritrovo il mio bagaglio che è arrivato direttamente trasportato dalla compagnia aerea di Barcellona …
Per fortuna, avevo oramai tutto bagnato e avendo solo una maglietta e un paio di pantaloni non so come avrei potuto proseguire.

Mangio anche due piatti di ravioli alla bolognese (tirati fuori da una lattina), mi sembrano buonissimi. Mi faccio una bella doccia e finalmente posso andare a dormire …