sabato 21 dicembre 2019

Giacomo Leopardi - l’Infinito

«Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quïete
Io nel pensier mi fingo, ove per poco
Il cor non si spaura. 
E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s'annega il pensier mio:
E il naufragar m'è dolce in questo mare.»

venerdì 20 dicembre 2019

Dalai Lama - famiglia

Credo che tutti i 7 miliardi di esseri umani vivi oggi facciano parte di un'unica famiglia umana.  Siamo nati e moriamo allo stesso modo.  E ciò che è più prezioso nelle nostre relazioni con gli altri è il cuore caloroso.  Produce la pace della mente e la forza interiore che sono fondamentali per una comunità felice

padre Armando CARPENEDO - schiavi

Di chi?

Di chi saremo schiavi oggi? Perché, non c’è alcun dubbio, di qualcuno saremo schiavi.
Saremo schiavi delle nostre ambizioni o delle nostre manie? Saremo schiavi delle nostre convenzioni e delle abitudini degli altri? Saremo schiavi della preoccupazione di quello che dirà la gente o sottomessi agli obblighi della moda? Saremo schiavi dell’anticonformismo o dell’opinione comune? Saremo schiavi della paura, del terrore di non essere all’altezza delle aspettative altrui, o schiavi del nostro onnisciente giudicare?
Come si possono spezzare le catene della schiavitù? Con la libertà? No. Non funziona. Se non si capisce come funziona, essere liberi è solo una parola, un’inutile e fuorviante espressione vocale che non aiuta a liberarsi dalla schiavitù. E allora? C’è un solo modo per non essere schiavo ed è essere servo, servo per amore del più Grande.
Anche oggi saremo schiavi o servi, schiavi dei desideri di qualcuno fuori di noi o servi dei desideri di Dio. O schiavi esasperati di qualcosa che non ci appartiene e non ci rappresenta, non ci scalda il cuore, non ci illumina, non ci apre alla meraviglia, o servi, servi dell’amore, della pace, della bellezza in nome di Dio. O schiavi sottomessi alle aspettative personali e altrui, o umili servi dei desideri di Dio.
Per conoscere i desideri del mondo non ci vuole molto, vengono a noi come tempesta, attraverso l’enorme porta della bugia e della persuasione. Per conoscere i desideri di Dio, la porta è più stretta, perché conduce a una via dove si camminano solo i passi della libertà e della consapevolezza. È la via stretta ma meravigliosa del vangelo, dove nella voce di Gesù arriva all’umanità il canto dei desideri di Dio.
Oggi saremo schiavi dei desideri altrui o servi dei desideri di Dio?
Maria, la serva del Signore, è potentissima compagna di viaggio e di scelta.
RIFLETTIAMO. IL NATALE E' ALLE PORTE!

mercoledì 18 dicembre 2019

padre Armando CARPENEDO - MARIA

Maria
Maria, Miriam, è nome semitico ed egiziano, ma prima ancora accadico. In egiziano si trovano le forme mrjt, mry, “amata” e in semitico martu, “ragazza, principessa”, dall’accadico amarum, “vedere, osservare, esaminare, provvedere, giudicare”. L’egiziano mry affiancato dalla parola iam, che indica “Dio”, porta all’etimologia egiziana di Miriam, “amata da Dio”. Ma le interpretazioni di questo nome sono numerosissime, si pensi per esempio a san Girolamo che lo fece derivare dalle parole ebraiche mar, “goccia” e yam, “mare”, in latino stilla maris, “goccia del mare”, che poi è stato trascritto come “stella del mare”, una delle invocazioni alla Madonna. Si fa risalire questo nome anche a un altro vocabolo ebraico, marom, cioè “altezza”, oppure a morech, “maestra, signora”. Secondo gli ebrei Miriam deriva da mar-iam, che viene a sua volta da Marat aiam, “Signora delle acque del mare”, così si chiamava la sorella di Mosè, che intonò il cantico per il passaggio del mar Rosso, mar dei Giunchi in ebraico.
Maria, la Grande Madre, la Madre del Signore Gesù, è la Signora delle acque del mare, la Signora che ci fa passare illesi in mezzo alle acque del male, la Signora che intona il cantico nuovo del Magnificat. La Signora che adagia dolcemente il popolo nel mare della misericordia di Dio, il mare della conoscenza, il mare dell’amore. È la Signora del mare che accompagna le genti a immergersi con decisione e nella festa nel cuore di Gesù, l’Emmanuele, il Dio con noi. Maria, la Signora delle acque, ha fretta di vederci immersi nell’eternità del Padre, del Figlio, del Santo Paraclito.

lunedì 16 dicembre 2019

padre Armando CARPENEDO - autorità

Quale autorità?

Versetto 23: «Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?»
Il termine greco exousìa, tanto usato nei vangeli e qui tradotto con “autorità”, è un termine che ha la doppia valenza semantica di parola e segno. Exousìa è un insegnamento che opera, una Parola che insieme muove e realizza. Exousìa indica in generale la facoltà, il permesso, la libertà, la possibilità, di conseguenza si può tradurre con “potere, potenza, signoria”, da cui anche “abbondanza di mezzi, splendore”.
I dottori della legge chiedono a Gesù da dove gli viene tale autorità, che non è certo quella di tipo tecnico-intellettivo derivata loro dallo studio della grammatica e dalla scrittura o più precisamente dalla ripetizione delle opinioni dei grandi maestri della Legge che li avevano preceduti.
Con quale autorità, Gesù, insegni cose mai sentite? Con quale autorità riveli verità e procedure nascoste ai dotti e ai sapienti della terra? Con quale autorità spieghi cose che illuminano la mente, scaldano il cuore, aprono prospettive infinite, cose di cui gli accademici non sanno niente? Con quale autorità, Gesù, con le tue parole ispiri, ispiri, ispiri? Ispiri al cambiamento invece che alla ripetizione, ispiri felicità invece di ricerca di successo, ispiri al distacco invece che al possesso, ispiri a lasciar andare invece che a trattenere? Ispiri alla provvidenza invece che alla sfortuna, ispiri pace invece che vendetta e giusta punizione? Con quale autorità ispiri all’amore invece che al dovere, ispiri a seguire i desideri di Dio nel cuore invece che a sottomettersi alle aspettative degli altri? Con quale autorità ispiri a non risolvere le nostre disarmonie personali e sociali in modo sintomatico, ma a trovare il rimedio cercando di capirne umilmente e sapientemente le cause? Con quale autorità fai questo, Gesù? Non è forse un tuo abuso di potere?
Con quale autorità dico ciò che dico?
Con la stessa autorità, con la stessa potenza e splendore con cui anche oggi ho detto al sole di levarsi dall’orizzonte e di procedere nel suo cammino, tirandosi dietro il vostro pianeta in giro per l’universo in mezzo a cento milioni di miliardi di stelle.
La stupidità, con la stessa protervia con cui non vede l’evidenza della realtà e non riconosce il linguaggio della razionalità, chiede a Dio il motivo del suo splendore e della sua potenza.ol

giovedì 12 dicembre 2019

Margherita Yourcenar " gli occhi aperti. " Gennaio 1980

" condanno l'ignoranza che regna in questo momento nelle democrazie così come nei regimi totalitari. Questa ignoranza è così forte, spesso così totale, che sembra voluta dal sistema, se non dalla dieta. Spesso ho pensato a cosa potrebbe essere l'educazione del bambino.
Penso che ci vorrebbero studi di base, molto semplici, dove il bambino imparerà che esiste all'interno dell'universo, su un pianeta di cui dovrà più tardi domestico le risorse, che dipende dall'aria, dall'acqua, da Tutti gli esseri viventi, e che il minimo errore o la minima violenza rischia di distruggere tutto.
Imparerà che gli uomini si sono uccisi in guerre che non hanno mai fatto che produrre altre guerre, e che ogni paese aggiusta la sua storia, mensongèrement, in modo da adulare la sua superbia.
Gli si insegnerebbe abbastanza del passato affinché si senta collegato agli uomini che lo hanno preceduto, affinché li ammiri dove meritano di esserlo, senza farne degli idoli, non più che del presente o di un ipotetico futuro.
Si cercherebbe di familiarizzare sia con i libri che con le cose; Egli saprebbe il nome delle piante, conosce gli animali senza cedere alle orrende vivisezione imposte ai bambini e ai giovani adolescenti con il pretesto di biologia. ; imparerà a dare le prime cure ai feriti; la sua educazione sessuale capirebbe la presenza a un parto, la sua educazione mentale la vista dei grandi malati e dei morti.
Gli daremmo anche le semplici nozioni di morale senza la quale la vita in società è impossibile, istruzione che le scuole elementari e medie non osano più dare in questo paese.
In materia di religione non gli si imporrebbe nessuna pratica o nessun dogma, ma gli si direbbe qualcosa di tutte le grandi religioni del mondo, e soprattutto di quella del paese in cui si trova, per risvegliare in lui il rispetto e distruggere in anticipo Alcuni odiosi pregiudizi.
Gli si insegnerà ad amare il lavoro quando il lavoro è utile, e a non lasciarsi prendere all'imbroglio pubblicitario, iniziando da quella che gli vanta dolci più o meno adulterati, preparandosi carie e diabete futuri.
C' è sicuramente un modo per parlare con i bambini di cose davvero importanti prima di quanto si fa. " "

Margherita Yourcenar " gli occhi aperti. " Gennaio 1980

giovedì 5 dicembre 2019

padre Armando CARPENEDO - Vangelo

Come funziona

Gesù ci fa conoscere in modo semplice e inequivocabile una verità-chiave di come tutto nella vita e nella storia può funzionare o non funzionare, rimanere o sparire.
Gesù afferma che chi legge, ascolta e cerca di conoscere il vangelo, per metterlo realmente in pratica, è – prima ancora d’essere un uomo di fede – un uomo d’intelligenza certa, un uomo saggio, dalla profonda visione interiore, un uomo dalla logica comprovata a cui interessa veramente che ciò che costruisce nella propria esistenza non vada perduto, un uomo cui sta a cuore la propria vita, la propria storia, che non vuole veder cadere pietra su pietra, spazzato via dalle inevitabili tempeste e dallo straripare dei fiumi, tutto ciò che farà e costruirà nella vita. Le parole del vangelo sono così fondate nella verità e nella luce che, indipendentemente dall’approccio religioso, se vengono ascoltate e messe in pratica, garantiscono che ciò che si costruisce nella vita a tutti i livelli non vada in rovina.
Con la stessa chiarezza Gesù afferma che ascoltare la sua Parola e non metterla in pratica è sinonimo semplicemente di stoltezza, follia, pazzia. Il termine usato dal vangelo per descrivere questo stato mentale è mòros, “pazzo” appunto. Mòros è un uomo insensato, pazzo, folle, imprudente. Si tratta di un atteggiamento mentale di nonsense, cioè che non ha nessuna spiegazione.
Secondo Gesù, avere in mano il vangelo, conoscerlo e non cercare di metterlo in pratica è un atto di pazzia, di non intelligenza, un atto di non amore per tutto ciò che si costruisce con tanta fatica e dedizione. Per Gesù non cercare di mettere in pratica il vangelo non è sinonimo di ateismo, di non appartenenza confessionale, semplicemente è un atto di non amore per se stessi e per tutto ciò che si ama, un atto di illogica pazzia. Così tutto quello che sarà costruito e fatto nella realizzazione personale, nelle relazioni, nel lavoro, nell’ambito familiare, affettivo, culturale, politico, senza mettere in pratica le procedure del vangelo, cadrà una pietra sull’altra, e la rovina sarà grande. Gesù ci ricorda che le parole del vangelo sono le più grandi e affidabili, efficaci funzionanti istruzioni per l’uso della vita.